CAPO VIII.

Concetto psicologico del delinquente.

1. Che cosa sia il delinquente.—2. Il prodotto psichico del delitto nello stadio di formazione, embrionale o ontogenetico.—3. Il tipo di Caliban nella Tempesta di Shakspeare.—4. Il Tersite di Omero.—5. Caratteri morali dei delinquenti in formazione.—6. L’integrazione evolutiva anomala del delinquente.—7. Analisi del Riccardo III di Shakspeare.

1.—Dopo aver esaminati gli elementi dinamici della psiche del delinquente, non che i due stadi di coscienza del medesimo, lo stadio di formazione e lo stadio di sviluppo, ci sentiamo in dovere di rivolgerci la dimanda: che è mai il delinquente? In parte vi abbiamo risposto, analizzando i coefficienti psicofisici del delitto; ma è bisogno che si esprima con più chiarezza il nostro concetto, raccogliendo in sintesi ultima le esposte idee.

La dimanda non è nuova, anzi risale al problema fondamentale della genesi del delitto e della imputabilità. Le risposte furono difformi; ciascuna ritraendo del sistema di idee, onde si partiva, e dell’intento pratico cui si tendeva. Maudsley, alla dimanda che cosa fossero i delinquenti, risponde: sono esseri intermedî fra i pazzi e i sani; Albrecht: i criminali sono i normali della umanità; Lombroso: i delinquenti sono i selvaggi di un popolo civile; Sergi: i delinquenti sono degenerati; Minzloff: i criminali non sono che ammalati; Dally: i criminali non sono che pazzi; Benedikt: i delinquenti sono neurastenici fisici e morali; Féré: i criminali sono gl’inadatti all’ambiente sociale; Colajanni: i criminali sono moralmente atavici; Riccardi: i criminali sono inferiori dannosi[45].

2.—Tutte coteste risposte sono abbastanza generiche ed indeterminate per non soddisfare la nostra richiesta. Il problema resta insoluto, il problema della genesi psichica e della imputabilità del delitto.

Per bene intenderci e per liberarci dagli equivoci, presceglieremo metodo diverso da quello fin’ora adottato. Che cosa abbiamo fatto con le precedenti indagini? Niente altro che, per via analitica, tentare di ricostruire la formazione naturale dell’anima del delinquente, cominciando dall’assodare le leggi dinamiche dei motivi criminosi, proseguendo col vedere il processo evolutivo ed integrativo degli stati di coscienza, per finire col prospettare lo stato di dissoluzione della medesima, sia per effetto di cause ereditarie e latenti, che per effetto di cause acquisite ed attuali.

Indugiamoci e riflettiamo. Gli elementi formativi della psiche sol per comodità scientifica si dispongono in serie di atti o di stati simultanei o successivi; ma essi formano un tutto insieme organicamente unificato. La forza psichica, nella risultante finale di ciascuno stato, di ciascun atteggiamento e produzione, non è che energia unica, per quanto complessa altrettanto identificata nel funzionamento totale di azioni coscienti.

L’unità, la totalità, la funzionalità non sarebbero da noi apprese se non si estrinsecassero in atti aventi il valore di tanti effetti, i quali ritraggono dei caratteri qualitativi e quantitativi della causa onde promanano. Il delitto—concepito nella sintesi psichica di stati di coscienza analogamente differenziati—non è che attività, la cui genesi è nella natura del soggetto e nell’azione degli stimoli, o motivi, e la cui perfezione si sostanzia nel fatto violatore dell’altrui diritto.