Ebbene se si esamina coscienziosamente l'esistenza oltremodo laboriosa di questo scettico per progetto, si scorge che egli fu buon patriotta, magistrato integerrimo, suddito fedele, che si mostrò amico tenero e premuroso, che, dopo la morte del fratello, tenne luogo di padre alle figlie di lui.
Difetti certo n'ebbe e parecchi e gravi, ma ebbe pur la schiettezza di non nasconderli mai come ipocritamente fecero tanti altri grandi uomini: pochi, ad esempio, furono più di lui sensibili al successo delle proprie opere, ma nessuno ha più candidamente di lui confessato che non v'è alcuna vanità la cui ebbrezza sia più violenta della vanità letteraria.
Infine quest'uomo, che sotto la fosforescenza dello spirito nascondeva uno straordinario acume ed un profondo e sano buon senso; quest'uomo che è stato non soltanto un brillante e mordace scrittore, ma anche un vero ed ardimentoso novatore in economia politica ed in diritto pubblico; quest'uomo, i cui paradossi, sparsi con opulenta prodigalità nelle sue stupende lettere, fanno ripensare alla definizione di un illustre odierno scrittore, pel quale il paradosso dell'oggi è la verità del dimani; quest'uomo di cui Edmondo de Goncourt, tempo fa, non peritavasi di proclamare che possedesse “ une cervelle autrement philosophique que la cervelle à la mince ironie de monsieur de Voltaire „ rimane, checchè ne dica certa maniaca critica iconoclasta, una delle più gloriose personalità, che abbiano, nel secolo scorso, onorata l'Italia Meridionale.
DAL METASTASIO A VITTORIO ALFIERI
(1698-1782)
CONFERENZA
DI
Guido Mazzoni
Signore e Signori,
Chi volesse immaginarsi due scrittori in contrasto tra loro, quanto più sia possibile, e d'aspetto e d'indole e di facoltà artistiche, non avrebbe a durar fatica: gli basterebbe ripensare, l'un dopo l'altro, Pietro Metastasio e Vittorio Alfieri.
Ecco subito, a udire il nome dell'abate Metastasio, ecco subito risorgere in voi l'immagine di quel volto paffuto sotto i riccioloni della bianca parrucca: il mento doppio s'incurva dolcemente sotto le labbra carnose e la fronte si dilata senza rughe, con un'altra curva armoniosa, sopra gli occhi sereni: volto un po' troppo pieno, ma non senza grazia; al primo guardarlo, volto di un cuor contento; ma non senza finezza, a riguardarlo meglio. Tale i ritratti ci han fitto nella memoria la sembianza del poeta cesareo, che, piegatosi innanzi, quasi a salutare l'amico lettore, e le lettrici, sorride dal limitare delle opere sue. Oh, il conte Alfieri non ci accoglie così! Egli figge gli occhi acuti nell'avvenire, di là da' lettori presenti (alle lettrici non pensa neppure); nell'avvenire li figge, dove ben altri lettori si augura e spera, tra il nuovo popolo d'Italia ch'egli ha voluto suscitare a nuovi destini. I capelli rossi fan come da cornice a quel volto angoloso che s'erge sul collo nudo fieramente; le labbra s'increspano quasi a disdegno; la fronte è segnata di linee che l'attraversano quanto è ampia, e altre rughe scendono per le guance, secondo le contrazioni che il pensiero, nello sforzo del cercar l'espressione, impone alla carne ribelle. Quegli, il Metastasio, a chi abbia pratica de' versi suoi, potrà sembrare che si volga ancora a' soavi melodrammi e mormori, invidiandoli perchè vanno a Nice: