Fermiamoci ancora. Abbiamo una successione di tempi secondo una graduale evoluzione psichica, la quale comincia dal senso e perviene alla ragione.

È dunque una filosofia della storia a base di una psicologia naturalistica, che prende le mosse dall'evoluzione del senso. Egli dirà di avere avuto presente il Verulamio e di averlo voluto integrare; ma egli deriva dal Naturalismo italiano, che, da Telesio a Campanella, aveva dato quell'indirizzo alla psiche.

E non è tutto. Quando le leggi della natura erano state determinate da Leonardo a Galileo e le leggi del pensiero da Pomponazzi a Bruno, la conseguenza inevitabile era determinare le leggi della storia. Vico doveva essere la suprema parola della rinascenza italiana.

Così intesi — e lo proverò meglio in altra mia opera — l'evoluzione dell'essere: Natura, pensiero, storia. La natura, organandosi, si fa pensiero; il pensiero, consociandosi, si fa storia. Il fatto naturale diventa pensiero; il pensiero diventa fatto storico. Quindi la natura è inscienza; il pensiero è scienza; la storia è coscienza.

Ne' tre periodi del Rinascimento noi troviamo intera questa evoluzione dell'essere, che si compie in Vico. Dopo, il nostro sapere è importazione.

Del significato e del valore di questa importazione tratterò in altro discorso, nel quale dimostrerò come la scolastica sia stata europea; italiano il Rinascimento; e come dalle nuove correnti del pensiero europeo sia stato perfezionato. Ora è chiaro come Vico sia stato non un ignoto ma un solitario; e come abbia trovato nel Risorgimento italico le antecedenze.

Una obiezione, prima di esaminare da un punto pratico il sistema di Vico: — Come può allignarsi sul tronco del Risorgimento egli che in ogni parte dell'opera sua introduce la provvidenza?

Si guardi bene: quella provvidenza non è influsso esteriore, è insita nel senso comune umano, che si move usu exigenti, ut que humanis necessitatibus expostulantibus.

Ed ora esaminiamo il significato storico della degnità.

II.