IL SOCIALISMO NON C’ENTRA
Ora i fatti dimostrano che il socialismo non ci aveva che vedere nei diversi Fasci di Monreale, e che quello ostentato dal sindaco Cav. Balsano in un suo discorso, era socialismo di occasione suggeritogli dal timore di perdere ogni popolarità e di vedersi sopravvanzato dagli avversari. Il socialismo entrava come i cavoli a merenda a Santa Caterina Villarmosa, e lo dichiarò il farmacista Bruno ad un capitano dei carabinieri prima del 5 gennaio e lo ripetè il sindaco Fiandaca, suo avversario, innanzi al tribunale militare di Caltanisetta.
E non era affatto socialista, ma un monarchico convinto ed amico intimo dell’on. Damiani, il Vivona, avversario antico e irreconciliabile dei Saporito a Castelvetrano; ed è assolutamente irresponsabile il socialismo del fiero antagonismo tra i Di Loronzo e i Gerardi in Gibellina, tra i Lafranca-Gallo e i Lafranca-Massena in Partinico, tra i Nicolosi e i Sartorio in Lercara, tra gli Sparti e gli Scozzari in Misilmeri, tra i Bruno e i Gallina in Santa Caterina Villarmosa...
LA MINA ERA CARICA
In risposta a chi potrebbe accusarmi di mala fede perchè dalle pagine del generale Corsi e di altri avversarî del socialismo cito soltanto quelle che mi fanno comodo, riconoscerò che il primo assegna una parte di responsabilità ai sobillatori colla propaganda socialista; e questa parte viene determinata con precisione in questo periodo: «il paese era nel 1892 preparato allo scoppio come una mina carica, che aspetta la miccia. Ora questa fu apprestata da un pugno di socialisti, giovani, arditi, abili, agitatori di vaglia sin dal primo momento.»
E sia! Ma con ciò non rimane sempre minima, storicamente e moralmente incalcolabile la loro responsabilità? Certo; e la certezza risulta indiscutibile dalla larghissima sperimentazione sociale, la quale ammaestra, che dovunque esistono le condizioni generatrici di un fenomeno, il fenomeno presto o tardi si presenta illudendo solo gli ignoranti o i malevoli sulla parte che rappresenta l’ultima causa occasionale, la scintilla. Così, in Sicilia, nel continente italiano, in Irlanda sempre e dovunque esistano le condizioni analoghe a quelle che generarono le ultime manifestazioni dell’isola, le manifestazioni non mancheranno con, senza, o contro i Fasci; con, senza o contro il socialismo.
Non c’erano i Fasci e non era neppur nota la parola socialismo, eppure nel 1848 in Burgio si ebbero tumulti analoghi a quelli del 1893.
SPERIMENTALISMO SOCIALE
Non c’erano i Fasci e non era neppur nota la parola socialismo, eppure nel 1860 in mezzo all’entusiasmo e agli slanci generosi della riscossa nazionale avvennero le cruente sollevazioni di Pace, di Collesano, di Bronte, di Nissoria sempre al grido: morte ai galantuomini! abbasso li cappedda! E senza Fasci e senza socialismo avvennero i disordini di Canicattini nel 1865, le preparazioni dei contadini a Villalba ed a Valledolmo, la rivolta di Grammichele nel 1876, nella quale si dette l’assalto al Casino dei galantuomini, che furono presi a fucilate e più tardi la ribellione di Calatabiano al grido di: abbasso il municipio! abbasso le tasse! Viva il Re! sanguinosamente repressa della sinistra riparatrice. E senza Fasci e senza la menoma conoscenza di socialismo tumultuano i lavoratori di Favara nel 1890, e insorgono i contadini e i zolfatari di Floresta, di Valguarnera...
L’esistenza delle condizioni opportune per esplosioni violente non era sfuggita a nessuno, e Sidney Sonnino, prima che sorgessero i Fasci e senza che sospettasse la influenza della propaganda socialista, ne aveva previsto la ripetizione. E Abele Damiani, non aveva mancato di avvertire: «Non dimentichiamo che in tempo di rivoluzione furono specialmente i contadini, i quali assalirono i possidenti nelle persone e ne danneggiarono le possidenze: il 1848 e il 1860 segnano due epoche terribili di manifestazioni popolari; in alcuni comuni dell’isola si ebbero a deplorare fatti di sangue, vendette, incendî di archivi pubblici da parte di una moltitudine oppressa, ubbriaca, nell’intento di vendicare l’onta della miseria patita a causa dell’odiata classe dei proprietarî.»