La insipienza e la malevolenza del governo non risultava soltanto dai provvedimenti succennati, che avrebbero potuto essere spiegati in senso favorevole se accompagnati da buoni propositi, ma dalla sua attitudine di fronte all’azione dei Fasci, durante tutto il 1893: e di fronte ai municipi, dall’ottobre al dicembre dello stesso anno: poichè se verso i primi si chiariva schiettamente reazionario, la debolezza unita all’arbitrio verso i secondi non poteva servire che d’incoraggiamento al tumulto, alla violazione della legge dal basso contemporaneamente alle violazioni dall’alto.

Invero l’indole dei reati attribuiti dalle autorità ai così detti sobillatori e ai Fasci, e i pretesti che dettero occasione allo sfogo della loro libidine di arbitrî durante il periodo della provocazione, furono tali che giustificano l’avere considerato la loro azione come essenzialmente provocatrice ed iniquamente partigiana.

Si esagerarono a bella posta alcuni fatti, e della esagerazione dà la prova il Generale Corsi, che scrive: «in sostanza l’Inferno a cui s’è ridotta la Sicilia è un inferno assai tollerabile, a vederlo da presso, senza paura e senz’odio, senza il maledetto spirito di parte. Nè tutto il male che si poteva e si voleva fare dagli scioperanti fu fatto; gl’incendî delle pagliaie e dei fienili non furono molti, non moltissimi gli abigeati, i guasti ai colti non frequenti nè grandi; gli armenti non furono abbandonati alla campagna dai pastori, come si diceva che sarebbe avvenuto; dei campieri non fu fatta strage; i lavoratori chiamati da altre parti da alcuni proprietari non furono costretti a cessare il lavoro...» (Sicilia, p. 337 e 338).

LO SCIOPERO PRETESTO DI ARBITRII

Il pretesto più ordinario agli arresti e agli arbitrî innumerevoli perpetrati sotto il ministero Giolitti,—o contro i Fasci collettivamente o contro i singoli membri—venne somministrato dallo sciopero e dai suoi naturali inconvenienti. Questi inconvenienti, che ogni giorno si constatano ancora e in maggior misura in Inghilterra, in Francia, in Germania, negli Stati Uniti, dove agiscono masse di operai colti, educati alla vita pubblica e che hanno da lungo tempo adoperato questo mezzo—riconosciuto legittimo da conservatori e da economisti liberisti—per migliorare la propria condizione economica col rialzo dei salari, dovevano esser guardati con benevolenza dalle autorità perchè si sperimentavano nell’agitazione legale intrapresa per la prima volta dai lavoratori della Sicilia, incalzati dal bisogno assoluto ed urgente di migliorare la propria condizione.

QUEL CHE SI FECE IN INGHILTERRA

Quando si pensa ai tumulti, che caratterizzarono il periodo del luddismo in Inghilterra—durante il quale si devastarono e incendiarono fabbriche e macchine in considerevole quantità—mentre infieriva la reazione dell’ultra-torismo sotto la influenza della Santa Alleanza, che facevasi sentire anche al di là della Manica; quando si riflette alla violenza delle dimostrazioni del cartismo nella stessa Inghilterra e agli eccessi, alla intolleranza, alle persecuzioni, al boicottaggio delle Trade Unions contro i lavoratori che non ne facevano parte e non le seguivano nelle lotte contro i padroni e contro il capitalismo; quando si pensa ai cosidetti delitti di Sheffield e agli altri, che vennero in luce col processo di Manchester; quando si pensa alla violenza ed ai mezzi brutali, adoperati dagli unionisti contro gli operai non associati, che dai primi vengono chiamati sprezzantemente blacklegs e scabes e di cui si ebbero numerosi esempi, dopo il 1889, negli scioperi di Londra, di Liverpool, di Cardiff, di Southampton, di Manchester ecc., quando si pensa infine che gli operai inglesi delle Unioni—in un loro congresso a Liverpool nel 1890—hanno sinanco chiesto che venisse loro riconosciuto come un diritto il cosidetto Picketing, cioè l’organizzazione di pattuglie destinate a prevenire ed arrestare gli operai, che si portano al lavoro in tempo di sciopero! e si paragona tutto ciò alle poche violenze commesse dai poveri lavoratori della Sicilia si può comprendere la differenza enorme tra il governo inglese e il governo italiano a tutto danno e disonore del secondo, la cui condotta non può e non deve considerarsi conforme ad un libero regime.

NEGLI STATI UNITI

Se il paragone tra l’attitudine del governo inglese di fronte a violenze delle Trade Unions—cento volte superiori a quelle dei Fasci—e quella del governo italiano riesce disonorevole pel secondo, lo stesso paragone non può nemmeno porsi con quello degli Stati Uniti dove rimasero celebri le violenze di Pittsburg—che sono contemporanee perchè ci sia bisogno di ricordarle—e gli eccessi e i pericoli della marcia dei disoccupati di Coxey sopra Washington, i diversi scioperi dei Cavalieri del lavoro e l’ultimo veramente gigantesco dei ferrovieri di Chicago, dell’Illinois e di gran parte della California. Nè si dica, che anche il governo della grande repubblica americana ha dovuto ricorrere alla repressione, perchè le cagioni e i limiti della medesima non hanno affatto che vedere con ciò che avvenne in Sicilia. Al Coxey—che mette in pericolo lo Stato e marcia con migliaja di uomini, che assaltano i negozî e i treni ferroviarî e all’occorrenza incendiano e distruggono—quando arriva a Washington, non viene contestato il diritto di dimostrare nei modi cennati, e questi modi non gli vengono addebitati come reati, ma viene processato per una contravvenzione ridicola e condannato a... quindici giorni di carcere. Bernardino Verro per fatti di importanza infinitamente minori e nei quali non ci fu la sua partecipazione nè diretta, nè immediata perchè si svolsero in Lercara, nella sua assenza, venne condannato a sedici anni di reclusione. Debbs, l’organizzatore dell’ultimo sciopero ferroviario—che ha prodotto danni per molti milioni e le cui schiere si sono abbandonate a violenze inaudite venne processato ed arrestato, ma immediatamente rilasciato in libertà sotto cauzione, ai sensi di legge. Ai disgraziati contadini di Milocca, accusati d’avere sparso un mucchio di concime—un atto che nemmeno costituisce reato e che fu dichiarato inesistente—si nega la libertà provvisoria e sono costretti a godersi molti mesi di carcere preventivo. E così potrebbe dirsi di cento altri casi.

A chi volesse sostenere che i lavoratori di Sicilia i quali si posero in isciopero, commisero violenze, si può contrapporre la testimonianza del generale Corsi, che in tutto il suo libro si mostra avversario dello sciopero—non avendone un concetto giuridico esatto—ma che pure le constatate violenze contro la libertà del lavoro (p. 312) da leale soldato è costretto a ridurre alle loro giuste proporzioni, ed afferma, come s’è visto, che «i lavoratori chiamati da altre parti da alcuni proprietarî non furono costretti a cessare il lavoro.» (p. 338).