Nell’ora suprema l’ignoranza e l’egoismo delle classi dirigenti non furono uguagliati che dalla loro paura; ed esse non seppero neppur tentare di opporre una diga morale e materiale alla marea sormontante. Ogni speranza di salvezza riposero nel governo, da cui—come in più luoghi dimostra il generale Corsi—tutto attendevano e con questa assenza di ogni loro iniziativa si rivelarono indegne di un libero regime. Sicchè è forza convenire che la responsabilità enorme del governo negli avvenimenti di Sicilia non è pareggiata che da quella delle classi dirigenti.
NOTE:
[51] Gli effetti di questa dolorosa situazione potrei metterli in evidenza con una serie di documenti strani. Finiti i tumulti, nella presente reazione, il governo—se non altro per illudere—ha mostrato la intenzione di riparare alle più stridenti ingiustizie in certi comuni, i quali richiamarono l’attenzione sua colle violenze, e prosegue a non curarsi di quelli altri comuni che gli si sono rivolti nei modi più pacifici e più legali, colle istanze ed anche colle petizioni al Presidente del Senato e della Camera dei deputati. Da molti punti—ad esempio, da Petralia Soprana—mi si è scritto deplorando di esser rimasti calmi, quando gli altri si agitavano. Com’è eloquente ed istruttivo questo rammarico... di non avere violato la legge!
[52] Non credo di andare errato affermando ch’era pronto il decreto, col quale veniva nominato a questore di Palermo il Regio Procuratore di Trapani. La nomina venne contromandata per volere del Generale Morra di Lavriano, che ad ogni costo volle conservato il Lucchese.
XX.
LA REAZIONE
Col gennaio del 1894 comincia la diretta e più grave responsabilità dell’on. Crispi, però che egli organizzò ed intese con tutte le sue forze ad esplicare la reazione. E invero i primi atti di essa, decisi e violenti, rispondono al carattere dell’inspiratore, il quale non mai seppe rifuggire dalle esagerazioni, nel male e nel bene, pur di riescire in quello ch’è il suo intento immediato.
Onde, come non titubò a esagerare, nel 1860, l’importanza delle notizie che venivano dalla Sicilia, per indurre più presto alla spedizione di Marsala il generale Garibaldi, così, ora—invecchiato di trentaquattro anni il suo difetto mentale—non ha esitato un istante ad esagerare, fino a potere considerarsi falsate, le condizioni della stessa Sicilia, quasi per poter fare a ritroso—spinto dall’accecamento abituale della sua sincera megalomania—la spedizione di Marsala.