«Anzitutto,—osservai in sul finire del luglio 1893—a spiegare certi fenomeni non degni di ammirazione, è d’uopo rilevare che certi Fasci sono sorti come arma di combattimento contro locali Società operaie infeudate ad uomini ed a partiti diversi. L’ideale socialista in questi casi non è servito che come marca di fabbrica, che doveva coprire la merce di contrabando. Così alla prima occasione tali Fasci si sono visti rinnegare i principî, che dovrebbero inspirarli e in nome del socialismo combattere anche i socialisti.»

«Più di frequente i soci, che accorsero numerosi, furono trascinati nelle nuove associazioni dall’innegabile contagio psichico, che tanto più attivamente agisce quanto meno colte sono le masse sulle quali dispiega la sua azione; ma ognuno crede che in questi casi, scomparso il fascino del momento ed anche la parvenza teatrale, rimangono poco utili, se non addirittura dannosi, al sodalizio, dove portano un pericoloso contingente di svogliatezza e di malumore.»

«Nel maggior numero, infine, degli operai, che si sono iscritti nei Fasci dei lavoratori della Sicilia e che del resto ne costituiscono l’elemento migliore prevalse quel socialismo sentimentale, ch’è fatto di forte malcontento—ben giustificato—dello stato presente, e di vaga aspirazione verso un più lieto avvenire, tanto più seducente quanto più inghirlandato colle magiche promesse contenute nelle parole giustizia ed eguaglianza. Manca, però in questo maggior numero la coscienza vera di ciò che si vuole, dei mezzi congrui per conseguirlo ed anche il concetto adeguato della forza, che si ha nelle proprie mani—giudicata talora grandissima e tal altra minima—e manca in generale questa coscienza perchè manca la coltura intellettuale anche la più elementare». (Rivista popolare 1. agosto 1893). Tutto questo era innegabile dinanzi allo spettacolo di Fasci sorti e presieduti da liberali ortodossi, come quello di Militello, o dei contro-fasci, come quello di Monreale.

SOCIALISMO SENTIMENTALE

Questo giudizio onesto di un socialista onesto, che credeva giovare alla causa prediletta col culto della verità, senza orpelli e senza illusioni, non piacque a coloro che in Italia hanno preso nelle mani il monopolio del socialismo intransigente, come non piacque ciò che dissi con altrettanta franchezza nella Grande Revue, e venni considerato come un nemico dei Fasci e designato al disprezzo come un socialistoide. A mio conforto ed a mia giustificazione venne dopo una corrispondenza da Reggio Emilia—all’epoca del congresso socialista—nel Peuple di Bruxelles, e che certamente è dovuta al Vandervelde—uno dei capi più autorevoli del socialismo belga—nella quale è detto: «In Sicilia il movimento socialista data da ieri. Si è sviluppato con una rapidità che fa pensare alla formazione delle leghe operaie belghe, dopo gli avvenimenti di marzo 1866. Sinora i contadini siciliani erano rimasti completamente al di fuori di tutte le preoccupazioni socialiste. Bruscamente in meno di un anno, tutto questo proletariato si è organizzato; ma il va sans dire che questi nuovi aderenti non sono arrivati alla piena ed intera coscienza dell’ideale socialista. La maggior parte accettano il nuovo vangelo, come quei pagani che si facevano battezzare, ma che continuavano a portare delle ghirlande di fiori sugli altari di Freja. In qualche società i membri sono obbligati di assistere, da una parte alle riunioni socialiste, dall’altra alle feste annuali della Madonna. Ci si cita un gruppo—Il circolo della regina Margherita—che accetta ad una volta il principio della lotta di classe e il patronato del re d’Italia.

Questo giudizio era forse più aspro del mio; ma non era meno vero; e più severo sarebbe stato se fosse venuto all’indomani di certi luttuosi fatti determinati da domande giuste offuscate da altre assai reazionarie (Giardinelli ecc.).

NUOVA COSCIENZA NEI LAVORATORI

È bene osservare però, che se per i lavoratori della Sicilia il programma marxista era incomprensibile, un passo notevole nel senso socialista in Sicilia si fece in questi ultimi tempi colla modificazione profonda nella coscienza degli stessi lavoratori, nel considerare la loro posizione di fronte alle altre classi e nel reclamare il loro diritto. Pel passato le classi dirigenti avvalendosi dei mezzi più poderosi di dominio—morale, religione, politica—adoperati nel modo descritto dal Loria, erano riuscite a mantenere in una specie di servitù di fatto i lavoratori che si credevano nel dovere di soffrire ed ubbidire. In altri tempi, costrettivi dalle sofferenze fisiche, poterono ribellarsi, ma essi raramente invocavano e facevano valere i propri diritti e credevano che il poco che potevano chiedere e sperare lo dovevano attendere dalla carità e dalla generosità altrui. Ora invece sanno e dicono che quel poco che chiedono è loro dovuto ed hanno diritto di esigerlo.

A Partanna nei tumulti si grida: Vogliamo lavoro e non elemosine! A Piana dei Greci, quando Plebano, Farina e Comandini visitaronla i contadini, benchè affamati e nella più squallida miseria, respingevano l’elemosina credendosi avviliti, degradati accettandola.

Questi fatti provano la formazione della coscienza socialista nelle masse siciliane, e non è poco. Questa coscienza non si potrà più distruggerla e darà i suoi frutti.