Ma le risultanze della perquisizione, alle quali il questore Lucchese subordinava l’arresto, furono tali da far mantenere l’arresto già avvenuto? Meno che mai!
Narra il suddetto ispettore: «Furono sequestrate più (?) carte di NESSUNA IMPORTANZA». Fra le più carte di nessuna importanza ce n’erano di quelle importanti? Manco per sogno; ma il signor Rinaldi spiega la mancanza di documenti compromettenti supponendo che gl’interessati li abbiano messi in salvo; e questa supposizione,—che farebbe onore a Torquemada—lo autorizza a questa splendida illazione: «Tale sottrazione di documenti ad esuberanza prova, che negli stessi dovevano contenersi le disposizioni per una generale insurrezione, nonchè gli ordini impartiti ai varî Fasci per incominciare il movimento».
Del resto si poteva procedere senza cerimonie all’arresto perchè, dice l’Ispettore, «si assicurava che essendo il Curatolo consigliere Provinciale di Paceco, ed anima di quel Fascio, gli abitanti di quel paese aspettavano da lui il segnale per scendere armati in città ed incominciare il saccheggio. Tale gravissimo fatto risultava non solo dalle riferenze d’ufficio, ma benanche da discorsi di cittadini onesti e stimati nel pubblico.»
UNA PROVA... SCHIACCIANTE!
Orbene non un solo di questi cittadini onesti e stimati andò a testimoniare contro il Curatolo... invece sindaco, deputati provinciali, assessori, consiglieri provinciali e comunali, molti altri eminenti cittadini quasi tutti avversari politici affermarono esplicitamente la legalità della sua condotta e l’opera sua eminentemente pacificatrice nei momenti del pericolo. Non monta: «la PROVA PIÙ SCHIACCIANTE contro il Curatolo», conchiude l’Ispettore Rinaldi, l’abbiamo nel fatto che «in Trapani avemmo due sere di disordini; arrestato il Curatolo, senza bisogno di altri mezzi, la calma rientrò in Città.»
Questo perfezionato allievo di Lojola diceva il vero, ma dimenticava una sola cosa: Curatolo venne arrestato dopo la proclamazione dello stato di assedio, quando dappertutto la calma rientrò senza arrestare le anime dei Fasci e solo perchè gl’ingenui contadini si convinsero, con quell’atto, che il governo riprovava le agitazioni e non le vedeva di buon occhio, come era generale credenza in seguito alla condotta tenuta dal Consigliere della Prefettura di Palermo mandato a Partinico.
In qualunque altro paese civile e libero il rapporto-denunzia dell’Ispettore Rinaldi sarebbe stato bastevole per lo meno a farlo destituire; in Italia valse ad indurre il Tribunale di guerra di Trapani, presieduto da un Barbieri, a far condannare il Curatolo.
LA SENTENZA
La sentenza non è che la parafrasi pura e semplice del rapporto; i suoi considerandi non sono, che supposizioni e insinuazioni. In quanto a fatti concreti così si esprime: «Che mente direttiva della organizzazione dei Fasci e di siffatti propositi»—precedentemente la sentenza aveva accennato ai fatti luttuosi accaduti in altre parti dell’isola e che non si erano verificati in Trapani per la pronta ed energica REPRESSIONE (?) delle autorità—«fosse il giudicabile Curatolo Vincenzo e fosse esso che dirigeva ogni movimento che si verificava e in questa città e nel vicino comune di Paceco, i cui moti DOVEVANO AVVENIRE contemporaneamente e confondersi in una sola azione È PROVATO DALLA CORRISPONDENZA, CHE GLI FU SEQUESTRATA, che lo compromette nel più assoluto modo, dalla sua posizione nel Fascio dei lavoratori di Trapani, da esso si può dire formato e moralmente presieduto, dalle sue relazioni coi capi dei rivoltosi in tutte le parti dell’Isola, dalle sue corse a Paceco fatte in momento opportuno, mal celate e poi negate, e finalmente dal grido di Viva il socialismo, emesso quando lo trassero in arresto, che fatto in quelle condizioni e con quell’espressione, non poteva non essere un grido sedizioso rivolto al pubblico, grido che rileva il di lui animo bramoso di disordini popolari...»
IL REATO DI V. CURATOLO