Tale l’ambiente morale creato non solo in Palermo, ma in tutta Italia. Era stato creato colle menzogne e colle calunnie più scellerate; ma queste venivano proclamate con tanta sicurezza e con tanta insistenza da coloro che si presumeva dovessero conoscere la verità—dall’infimo giornaletto di provincia sussidiato dal Prefetto, al grande giornale della capitale, la cui ufficiosità non era discutibile; dal delegato di pubblica sicurezza al primo ministro del regno—che la pubblica opinione venne traviata e le infamie, per un momento, acquistarono credito presso gli uomini indipendenti e di mente eletta, sinanco tra gli amici politici dei prigionieri.[68]

Ma è tempo di fare, per così dire, la cronaca e la descrizione del processo mostruoso e comincio dalla lista degli accusati, dei giudici, dei difensori, dei testimoni e degli accusatori.

Degli accusati non faccio la biografia; sono giovani tutti, meno il Bensi, e non ebbero campo di fare qualche cosa notevole pel proprio paese o per la libertà; quasi tutti furono giornalisti intelligenti oratori e propagandisti instancabili e fortunati dell’ideale socialista. Emerge Giuseppe De Felice e per la sua vita avventurosa, e perchè è Deputato al Parlamento, e perchè è onorato dall’odio personale di Francesco Crispi, e perchè in fine, a torto o a ragione, viene ritenuto il Capo dei Fasci e della cospirazione: da lui, perciò, prende nome il processo mostruoso.

Gli accusati nell’atto di accusa e nella requisitoria del Pubblico ministero sommariamente vengono qualificati come appresso—e la qualifica è bene conservare a documento della fenomenale leggerezza e della malignità di chi istruì il processo e di chi fece da pubblico accusatore.

GLI ACCUSATI

Cipriani è notoriamente conosciuto quale un internazionalista anarchico ed un ardente rivoluzionario.

Gulì Emmanuele è un anarchico siciliano così ritenuto nelle denuncie, così definito dai coimputati nei loro interrogatorii.

Petrina un rivoluzionario di tempra adamantina, così negli elogi che in diverse lettere gli fa Cipriani.

Montalto il più serio del partito tra quelli del Comitato, secondo egli stesso si qualifica in una lettera del 23 maggio 1893 diretta al farmacista Curatolo di Trapani.