Entravano liberamente Signori e Signore dell’aristocrazia e dell’alta borghesia, che avevano biglietti per posti distinti. Venivano volentieri a godere dello spettacolo di quel processo!
Pure qualche volta accadde a una dama di commoversi; altre però fecero mostra di una durezza fenomenale.
Una contessa, che ama le bertucce, un giorno scendendo per l’ampie scale, ebbe tanta gentilezza d’animo da dire, ridendo, che quegli uomini dentro la gabbia le erano sembrati degli scimmioni.
E la cosa fu tanto orribile che un onorevole principe, il quale le stava a lato, disse a quella dama delle parole così severe che somigliavano a un rimprovero.
Non ugualmente, da quei posti riservati poterono assistere sempre i congiunti degli imputati, perchè le spie assicuravano giudici e poliziotti che essi scambiavano segni misteriosi e pericolosi coi giovani baldi rinchiusi nella gabbia;—e non erano altro che dei saluti furtivi ed affettuosi!
Forse, furono ritenute anche pericolose le lagrime che qualche volta, sgorgavano dai bruni occhi di Maria De Felice, proprio malgrado, quando il padre levavasi fiero e sorridente a protestare contro una calunnia, o a schiacciare cogli articolati stringenti un basso testimonio di accusa.
Gli imputati—da prima malvisti e odiati anche—destarono poi nel pubblico interesse e simpatia vivissima: fu un crescendo, mano mano che al dibattimento venivano sfatate le accuse vili che i loro nemici avevano fatto circolare sapientemente.
IL LAVORIO DI DENIGRAZIONE
Perocchè il governo e le classi dirigenti, con uno sfacciato lavorio di denigrazione, erano riusciti a rendere odiosi i socialisti del processo mostruoso; nei giornali, alle Camere, nei crocchi, le calunnie più inverosimili si erano spacciate contro di loro. Gl’imputati non erano soltanto responsabili degli eccidî, degli incendî, delle devastazioni di Sicilia, ma erano anche i traditori della patria, che volevano disfare l’opera secolare a cui consacrarono braccia, mente e cuore tanti martiri e tanti eroi; erano i traditori della patria, che avevano trescato coll’eterno nemico d’Italia, il clericalismo e ch’erano stati comprati dall’oro straniero. E in essi, più che gli utopisti imprudenti, che sognavano la redenzione economica dei lavoratori, lo ripeto, non si vedevano che i traditori della patria.
LE INFAMIE ACQUISTARONO CREDITO