Presidente: colonnello del genio cav. Giussani—Giudici: tenente colonnello del 57 cav. Bianchi—tenente colonnello del 3. bersaglieri cav. Borgna—capitano d’artiglieria De Boyen—capitano di fanteria cav. Minneci—capitano di fanteria Cortella—capitano d’artiglieria Pontiglione.

Da prima funzionò da pubblico ministero l’avvocato fiscale Soddu-Millo, poi—ammalatosi—venne sostituito definitivamente dal sostituto Viesti.

Sull’opera del Tribunale non ritornerò; esporrò qui la impressione che ne ebbe il pubblico in generale.

IMPUTATI E GIUDICI

Il Presidente, colonnello Giussani, concesse grande libertà di parola non solo ai testimoni a difesa, ma anche agli accusati tanto da sembrare interessato a vederne risultare luminosamente l’innocenza.

Quale fosse il pensiero degli accusati sulla loro posizione di fronte al tribunale militare lo lascerò dire al Dr. Barbato che nella sua splendida orazione in cui non fece la sua auto-difesa ma espose le fatali ragioni storiche del socialismo, così disse:

«Quanto a noi, abbiamo semplicemente due doveri in questo processo, secondo me. Riaffermare la nostra fede, e lo abbiamo fatto. Fornire i documenti della nostra moralità extra legale, e lo abbiamo fatto. I miei compagni hanno creduto di avere anche un terzo dovere, quello di difendersi giuridicamente. Io affermo che questo diritto noi non l’abbiamo; non perchè si dubiti della lealtà vostra, non per le ragioni giuridiche che si sono messe avanti ne’ parlamenti, ma perchè voi non siete i nostri giudici naturali.»

«E giudici naturali non esistono, per noi: il codice non ci riguarda. Io sono lieto di trovarmi dinnanzi a voi, perchè ci avete dato agio di mostrarvi chi siamo, mentre i così detti giudici naturali questo agio non ce l’avrebbero dato.»

«Sicchè quando vi dico che nel mio animo c’è riconoscenza per voi, riconoscenza sincera, dovete credermi. Voi con molta probabilità, anzi con certezza, manderete a casa, non certo me, ma quelli tra i miei compagni che sono i meno odiati, mentre sono sicuro che i giudici naturali avrebbero sacrificato tutti insieme a me, in omaggio a quella libertà che ha dato feudi, ville, palazzi ai vecchi lupi, manette e piombo ai figli della plebe cenciosa che ha liberato l’Italia dallo straniero e che libererà l’Italia dalla schiavitù del capitale. Ma io dubito che voi appunto non vogliate dare il vostro contributo alla civiltà in cui viviamo. Quando si vive in un dato periodo di civiltà, ogni uomo leale che la ritiene buona sente il dovere di darle, il suo contributo: quella di oggi è ancora quella che innalzava i roghi e i patiboli.»

NON SI TRATTA DI CODICI