«Non si tratta di codici. Nè voi, nè io c’intendiamo di codici. Si tratta della convinzione che nei vostri animi può esserci rispetto a questi elementi distruttivi del presente.»[69]

E il Dr. Barbato non s’ingannò: i meno odiati, Ciralli e Cassisa, vennero assolti; gli altri tutti condannati, non perchè dimostrati autori dei reati a loro imputati, ma perchè rappresentanti di un idea, che il Tribunale aveva la consegna di combattere. Parve a tutti, che esso, abbia condannato, per disciplina.

I difensori furono:

I DIFENSORI

Truglio, tenente del 38º fanteria, per De Felice—Caldarera, tenente del 22º artiglieria, per Ciralli—Calcagno, tenente del 22º artiglieria, per Cassisa—Lelli, tenente del 57º fanteria, per Bosco—Palizzolo, tenente del 22º artiglieria, per Petrina—Orioles, capitano del 57º fanteria, per Verro—Piccoli, capitano del 22º artiglieria, per Barbato—Trulla, tenente del 38º fanteria, per Benzi—Ponti, tenente del 57º, per Montalto—Palizzolo, tenente del 22º artiglieria, per Pico—Trulla, tenente del 38º, per Gulì.

Non c’è parola di elogio che basti per coloro che ebbero il compito della difesa, ingrato, perchè si sapeva inutile ogni sforzo. In questo e negli altri processi i militari della difesa mostrarono intelligenza, coraggio, indipendenza, eloquenza; essi sollevarono numerosi incidenti e somministrarono elementi preziosi per il ricorso in Cassazione; scattarono spesso contro le calunnie e le menzogne dei testimoni dell’accusa, che non di raro s’imbrogliarono, si contraddissero, si ritrattarono. Essi infine meritarono il saluto seguente, che in nome di tutti i suoi compagni rivolse loro Giuseppe De Felice: «mando un caldo saluto di affetto e riconoscenza ai nostri egregi, cari, simpatici difensori. Essi che accettarono titubanti le nostre difese perchè ci credettero per un momento colpevoli, li avete sentiti, hanno col maggiore entusiasmo sostenuta la nostra difesa perchè ci sanno innocenti. Essi dubitarono della nostra fede, noi non dubitammo mai della loro lealtà, vennero sconosciuti al carcere, uscirono fratelli nostri. E noi li ringraziamo come fratelli; l’opera loro non può essere che quella di fratelli. E ci confortò l’idea che, arrivati a noi in mezzo al dubbio, sono usciti pieni di entusiasmo e di affetto per questi giovani che hanno lasciato le dolcezze della vita per farsi chiudere in carcere, animati da un desiderio infinito d’amore. Grazie, grazie dal profondo del cuore, qualunque sia l’esito del dibattimento!... Nè noi siamo qui per domandare pietà per noi o per le nostre famiglie, ma per manifestare al paese che giovani leali lottano lealmente, senza transigere mai colla lealtà del cuore. Vi ringraziamo!...»

Gli ufficiali preposti alla difesa dei predestinati alla condanna, nel senso più elevato della parola fecero il loro dovere!

DEUS EX MACHINA

Supero la ripugnanza, che destano certe persone e presento ai lettori il Comm. Lucchese, il deus ex machina del processo mostruoso, l’artefice e lo strumento principale delle vendette del governo e della borghesia e che gli odî dell’una e le paure dell’altra condensò nei suoi rapporti e nelle sue deposizioni.

Il passato del comm. Lucchese non è bello. All’epoca del processo Notarbartolo quel passato venne rievocato dalla Tribuna Giudiziaria, autorevole rivista di Napoli—la quale... non venne incriminata. Poscia fu esposto succintamente dall’On. Altobelli nella sua testimonianza innanzi al Tribunale di Guerra, in questo processo—udienza del 16 maggio—a domanda del tenente Truglio: e infine da me, in Parlamento, costrettovi dalle denegazioni dell’onor. Crispi....