Il Prefetto De Rosa, accettando per Vangelo le sciocchezze dei carabinieri di Acquaviva, fa dire a Bosco che denari non ne mancavano, perchè ne venivano dalla Francia, dalla Germania, ecc. Si afferma che Bosco e De Felice lasciarono somme a Balestrate e a Monreale; che una amica di Barbato, aveva accennato a soccorsi francesi; che fossero stati pagati i viaggi di Cottonaro da Valguarnera... Al questore Lucchese risulta che i fondi vengono dall’estero, specialmente dal partito socialista germanico; all’ispettore Marzullo consta che i membri del Comitato erano sovvenuti largamente da mano ignota. Di grosse somme venute dall’estero parla l’ispettore Gallegra; e supera tutti l’ispettore Castellini, che precisa che il denaro col quale Bosco, Barbato e C.i se la scialavano in pranzi e bagordi veniva dalle 32000 lire che De Felice portò dal suo convegno col Cipriani a Marsiglia.

GLI ACCUSATI SONO NELLA MISERIA

Che cosa rimase di tali turpissime accuse? Nulla: documenti e testimonianze irrefragabili distrussero la indegna calunnia. Comincio dai piccoli. Consta a me che Cottonaro da Valguarnera era tanto fornito di mezzi, che viaggiava a piedi e mangiava per carità altrui.

Il lusso di Bosco fece ridere tutta Palermo. Lo stesso Bosco in data 11 novembre 1893 scrive a Montalto in Trapani: «Di mezzi noi ne abbiamo meno di te; perchè, eccettuato Baucina che paga solamente le passività del giornale, tutti gli altri sono socialisti da burla. Il solo Tasca diede 500 lire per la cassa centrale e 100 per gli arrestati. La cassa centrale serve per le spese di posta e di telegrammi, non indifferenti dati i momenti che attraversiamo.»

Egli vendette alcuni vestiti per potere scappare!

Quanti ne avesse il Montalto si rileva da sue lettere da Palermo a Curatolo. Il 27 maggio 1893 gli scrive:

«Andrò al Congresso di Reggio Emilia ricorrendo per denaro agli amici, naturalmente a titolo di prestito.»

E in data del 25 gli aveva scritto: «... le cambiali fatte per sostenere il giornale Il Mare scadono e non so come far fronte....»

Ci saranno almeno le 32000 lire date da Cipriani a De Felice. Sì! Cipriani ne aveva tanti quattrini da dare agli altri, che ne chiede a Bensi, il quale gli manda lire 60, sequestrate dalla polizia; ne aveva tanti che domanda cento lire a De Felice.... per venire in Sicilia!

Della calunnia non rimane traccia alcuna; rimane invece assodata questa dolorosa verità: gli accusati sono nella miseria e nella più squallida miseria rimasero le loro famiglie. La calunnia era tanto ignobile, che quando Bosco, accompagnato da un suo amico va a protestare presso il Questore Lucchese contro la voce dell’oro straniero, specialmente francese, che gli agenti spargevano e che la stampa raccoglieva, il questore ipocrita lo rassicura. L’accusa infine, era tanto falsa, che l’Avvocato fiscale nella sua requisitoria la ritirò, per non coprire di ridicolo sè stesso. Ma la calunnia aveva circolato liberamente per sei lunghi mesi ed aveva fatto la sua opera!