Da quest’odio ingiustificabile contro tutto ciò che ha relazione coi Fasci e che si traduce talora, come a Mazzara, in danno economico dei lavoratori, ne derivò anche la persecuzione contro le cooperative di Consumo.
Una ce n’era a Campobello di Licata, e che si era costituita con grande stento, riunendo i magrissimi risparmi dei poveri lavoratori, e che riusciva invisa oltremodo ai maggiorenti del paese—e si dice anche, per loschi motivi personali. Appena proclamato lo stato di assedio venne disciolta e si sequestrarono.... il pane, il vino, l’olio, la pasta. L’inaudita violenza sarebbe stata completa se, come qualcuno voleva, quei generi fossero stati lasciati a muffire ed a guastarsi in un qualsiasi locale; e si deve all’intervento di un bravo capitano di fanteria se questi nuovi e strani sostituti della dinamite furono consegnati ad un giovane egregio, il Catanzaro, che li ha venduti e ne ha depositato l’equivalente in una cassa di risparmio.
I fatti di Campobello ebbero una coda dolorosa: il pretore, Annibale Mattioli, mosso a pietà dalla condizione dei lavoratori e dai soprusi che subivano, rivelò il suo pensiero nel casino dei cosiddetti civili. Non lo avesse fatto: fu telegraficamente traslocato come sobillatore.
Pregai il generale Morra perchè volesse consentire la ricostituzione della cooperativa, che riusciva utilissima ai lavoratori; denunziai il provvedimento impolitico ed inumano alla Camera; ma ebbi in risposta, e dal primo e da chi si eresse a suo difensore in Parlamento, l’on. Filì-Astolfone, che non si poteva perchè la Cooperativa di consumo di Campobello era una dipendenza del Fascio locale.
PER GLI OPPRESSORI, CONTRO GLI OPPRESSI
Questo motivo, per quanto balordo, non era però che un mendace pretesto; infatti anche dove la Cooperativa preesisteva al Fascio e non era connessa al medesimo la sua sorte non fu diversa. A Caltavuturo la Cooperativa sorse nel 1890 ed era consolidata e prospera nel 1893 quando, in seguito all’eccidio del gennaio vi si costituì il Fascio. La cooperativa riusciva assai giovevole ai miseri contadini ed era perciò antipatica ai galantuomini; perciò il generale Morra si affrettò a discioglierla per dare soddisfazione, come sempre, agli oppressori contro gli oppressi.
I contadini ripetutamente si rivolsero a me per ottenere una giusta riparazione, ed io alla mia volta ne scongiurai amici e congiunti dell’on. Crispi—reputando oramai inutile rivolgermi al Regio Commissario—ed un provvedimento, ad onore del vero, non tardò. Ma qual provvedimento! venne promossa la liquidazione giudiziaria della innocente ed odiata cooperativa di Caltavuturo...
Ancora. La miseria è grande in Chiaramonte Gulfi—che ho dovuto ricordare per il numero considerevole delle vendite d’immobili all’asta pubblica nello interesse e ad istanza del fisco—i lavoratori credono poterla diminuire costituendosi in Cooperativa di consumo conformandosi alle più rigide prescrizioni delle leggi vigenti.
Lo statuto viene redatto, e ad evitare ogni sorta d’inciampi si rivolgono al sottoprefetto di Modica chiedendo il permesso per la riunione dei socî. Con sorpresa mista ad indignazione i lavoratori appresero dal Sindaco che il sottoprefetto in data 18 luglio gli aveva scritto non poter consentire alla domanda «perchè vigendo tuttora l’editto del R. Commissario straordinario per la Sicilia, che sospende il diritto di riunione e di associazione, non potevasi autorizzare la riunione dei socî della cooperativa...»
PROPONIMENTO SISTEMATICO