Non è dunque evidente nel generale Morra il sistematico proponimento di avversare tutto ciò, che può mirare, negli stretti limiti della legge, al miglioramento economico dei lavoratori? Probabilmente, se egli lo potesse, metterebbe agli arresti di rigore il generale Heusch, che in Lunigiana da Regio Commissario si è fatto promotore di una Cassa di soccorso e pensioni degli operai invalidi—uno scandalo!—che gli ha procurato gli elogi calorosi del più antico e instancabile sostenitore della cooperazione; ma il generale Heusch, come scrisse l’on. Prof. L. Luzzatti, «ha asserita la responsabilità morale e sociale della ricchezza e della coltura e la legge di solidarietà, che le collega nel bene come nel male alla miseria e all’ignoranza;... ha seminato l’amore e raccolto la previdenza; ha raccolto fiore che raramente spunta dallo Stato d’assedio, persino la riconoscenza, poichè il lavoro non è ingrato quando il capitale non è implacabile» mentre il generale Morra ha seminato l’odio ed ha ribadito l’oppressione...

GLI EDITTI FAMOSI

In Sicilia, si sa, non si soffre soltanto in basso: soffre anche il commercio, come soffre la piccola e media proprietà. Il generale Morra, previdente e provvidente, si commosse pel primo e gli assestò un colpo per stramazzarlo a terra, ferendolo nella parte più vulnerabile—il credito—coi suoi famosi editti sulle cambiali, riusciti un capolavoro d’ignoranza giuridica e di sovvertimento, deplorevoli pel contenuto, e stranamente sibillini nella forma, tanto da esigere a pochi giorni di distanza il commento straordinario dello stesso straordinario loro autore. Il Commercio serio ed onesto, sdegnato, protestò pel non richiesto editto; solo qualche giuocatore di baccarat, che discende da magnanimi lombi, invece avrà potuto attestare al Regio Commissario la propria riconoscenza. Il Commercio onesto e serio avrebbe potuto giovarsi dalla rimozione di alcune stupide pastoie postegli collo Stato di assedio e il generale Morra non fu sordo alle sue preghiere: dopo sei mesi si accorse che l’Italia non correva alcun pericolo consentendo ai negozianti la trasmissione dei telegrammi in linguaggio convenzionale. Sia lode a lui!

C’era un campo in Sicilia in cui si avrebbe potuto mietere allori in gran copia da chi si fosse proposto di fare opera di sincera riparazione: quello delle amministrazioni comunali. La circolare che nei primi giorni della sua dittatura emanò il Regio Commissario fece sperare che egli si sarebbe messo sulla buona strada, poichè nella medesima si davano norme e criterî retti per la revisione dei bilanci e dei tributi comunali, affinchè gli uni e gli altri commisurati ai mezzi disponibili rispondessero all’interesse generale delle popolazioni. E ciò che si avrebbe potuto e dovuto fare ha ripetuto nella citata circolare del 12 agosto.

LA PIÙ DEPLOREVOLE DELLE IPOCRISIE

La circolare giustificò i moti siciliani e li spiegò, senza bisogno di ricorrere ai sobillatori e alle cospirazioni alla Gaborieau; e fece di più: insegnò che le intenzioni buone, senza i fatti corrispondenti, costituiscono la più deplorevole delle ipocrisie. E i fatti non potevano essere più inconsultamente scellerati.

Ecco la ragione del severo giudizio:

Dalla circolare del generale Morra di Lavriano, da accenni e telegrammi dell’on. Crispi, dai telegrammi dei Prefetti e sotto prefetti nei momenti del pericolo e quando in Sicilia non c’erano ancora truppe a sufficienza, emerge che il Presidente del Consiglio e il Regio Commissario Straordinario, che il governo insomma, in alto e in basso, riconosceva ciò che deputati e pubblicisti avevano denunziato, e cioè: che la causa determinante dei moti di Sicilia doveva riconoscersi nella partigiana, dissennata e iniqua amministrazione dei municipî, infeudati da anni a consorterie locali che ne usavano ed abusavano in tutti i modi sotto l’egida dei Prefetti, ed anche di deputati, ai quali in contraccambio delle protezioni accordate rendevano con zelo servizî polizieschi ed elettorali.

Un governo perfettamente conscio di tale stato di cose, che avrebbe dovuto fare immediatamente, fulmineamente? Tener conto della indicazione causale, provvedendo al sintomo più minaccioso e più doloroso: dare addosso alle camorre locali, alle mafie amministrative, disoneste e prepotenti!

UNA COSA ... INVEROSIMILE