Ebbene, il governo italiano ha fatto cosa che sembrerà in appresso inverosimile, impossibile e che è rigorosamente vera: ha messo la sua fiducia in quelle consorterie, che avrebbe dovuto punire; dove non c’è delegato di pubblica sicurezza ne ha lasciato la funzione ai sindaci malvisti e che si sanno odiati; e sindaci ed assessori hanno consigliato e fatto eseguire gli arresti dai carabinieri e dalle truppe ai loro ordini; essi, proprio essi! hanno imbastito processi mostruosi di cui per un pezzo si dovrà vergognare l’Italia; e per loro suggerimento sono stati deportati giovani d’illibata condotta, rei soltanto di avere militato nelle fila della opposizione amministrativa e di avere svelato le turpitudini commesse dai feudatari municipali. Così, coloro che avrebbero dovuto essere puniti, coloro che si videro minacciati dall’ira popolare—ex lege, in mancanza dell’azione punitrice legale—sono stati messi in condizione di fare le proprie e spietate vendette sugli avversarî accusatori.
E il generale Morra non si contentò di lasciare al loro posto quegli amministratori, che avrebbe dovuto punire quale causa vera e diretta dei tumulti, ma si rese loro complice, e somministrò loro gli strumenti per consolidarsi al potere, fare le proprie vendette e continuare nella dilapidazione e nella oppressione dei lavoratori, e dei vinti avversarî.
Qualche Consiglio comunale fu sciolto in sulle prime; e questa parve soddisfazione accordata a coloro che avevano protestato in tutti i modi e che avevano reclamato l’opera risanatrice di un regio commissario. Ma la resipiscenza verso il male non tardò, e dove i regî commissarî mostrarono onesti propositi di riparare ai mali furono rimossi o costretti a dare le dimissioni, perchè avevano osato disturbare le antiche disoneste e prepotenti camerille amministrative.[75]
STRAGE DI ELETTORI
Era noto del pari, che le disoneste camerille locali si mantenevano al potere mercè la falsificazione delle liste elettorali, nelle quali indebitamente erano iscritti gli amici fedeli, i complici, i dipendenti e ne erano cancellati quanti erano in odore di avversarî. Il generale Morra volle che tale stato di cose non fosse menomamente modificato. Curò, anzi, che s’impedisse qualche levata di scudi da parte degli elettori stanchi delle pessime amministrazioni; e dai suoi Commissarî straordinarî fece fare più che una decimazione, una vera strage di elettori di parte popolare, e chiamati sobillatori.
La strage fu parziale da principio, e limitata alle località nelle quali era avvenuto lo scioglimento del Consiglio Comunale e dove si sapeva che i sobillatori avevano grande seguito.
UN PROFESSORE DICHIARATO ANALFABETA
Così a Piana dei Greci fu mandato quel regio Commissario, che si rese celebre a Misilmeri e di cui si occupò l’on. Comandini nel Corriere della Sera, il quale cancellò 527 elettori dalla lista, radiando come analfabeta, a quanto si dice, anche un Professore di lettere in un Regio Ginnasio di Palermo!
Poscia la misura divenne generale coll’invio dei Commissarî speciali per la revisione delle liste elettorali; commissarî che spiegarono a preferenza la loro azione dove democratici e socialisti preponderavano. In tal guisa a Catania, patria e collegio dell’on. De Felice, si cancellano cinquemila elettori sopra novemila iscritti: cifra quest’ultima niente affatto esagerata per una città di oltre centomila abitanti; mentre nelle cittadelle dei conservatori—Aci Reale, Bronte, Castelvetrano, ecc., ecc.—gli elettori oltrepassavano ogni misura; arrivavano anche ai 25 e al 30 per cento della popolazione, quanti non avrebbero potuto essere col suffragio universale; mentre a Catania vennero cancellati dalle liste elettorali professori di Università, medici, ingegneri, avvocati, proprietarî... E la censura sapientissima non tollerò che la mostruosa epurazione, come veniva chiamata, fosse denunziata e discussa in pubblico.[76]
Con questi savi provvedimenti il generale Morra avrà pensato di riparare alle malversazioni, alle corruzioni elettorali, alle ingiuste ripartizioni dei tributi, a tutti i mali delle amministrazioni locali denunziati e non contraddetti nè in Parlamento nè fuori.