UN INDIRIZZO PROTESTA...
Certo è che egli ne ha annunziati e disciplinati non pochi; e tanto ha disciplinati alcuni municipî, che alcuni si sono fatti spontanei iniziatori della sottoscrizione di un indirizzo—che suona protesta contro le irriverenti parole pronunziate dal Cavallotti nella Camera dei deputati—proclamante la benemerenza del generale Morra di Lavriano e della Montà per la sua opera civile di rigenerazione nella desolata Sicilia!
Quest’opera civile poteva rimanere incompleta se non si pensava alla base: alla coltura cioè, e alla educazione. In Sicilia il numero degli analfabeti era ed è grandissimo, quale in nessun’altra nazione civile di Europa; ebbene, si rimedia assecondando le aspirazioni dei grandi proprietarî della sala Ragona, che acclamarono alla proposta di sopprimere la istruzione obbligatoria; incoraggiando quel bravo consigliere di Prefettura, che in Mazzarino proclamò che il dogma della nuova Italia da ora in poi dovrebbe essere quello della ignoranza obbligatoria ed in conformità chiudendo tutte le scuole, ch’erano state scandalosamente aperte dai Fasci, tanto deleterie pei lavoratori quanto le cooperative di consumo.
Il libero insegnamento scientifico è uno scandalo e il generale Morra chiama nel suo ufficio due professori della Università di Palermo—Schiattarella e Salvioli—e fa loro intendere e si fa promettere che nelle lezioni non ci doveva entrare la sobillazione, se no... Si sa che un poco di domicilio coatto fortifica lo spirito e prepara nobilmente ad impartire una scienza sana ad usum delphini, a base di catechismo e di cristianesimo annacquato e corretto, di completo gradimento di Monsignor Celesia e degli altri vescovi, che generosamente si scagliarono contro i socialisti relegati, processati, imprigionati!
EQUANIMITÀ E DELICATEZZA DEL MORRA
La mente eletta e l’animo nobile del generale Morra non si rivelarono soltanto nelle cennate circostanze e nei modi summenzionati; altre occasioni egli ebbe di mettere in evidenza la equanimità, la delicatezza dei sentimenti, il tatto squisito. Il premuroso sindaco di Catanzaro manda—spontaneamente s’intende—un telegramma al colonnello Giussani Presidente del Tribunale militare, in difesa del Questore Lucchese e in danno di De Felice e C.?
E il generale Morra lo lascia pervenire al suo indirizzo. Da Catanzaro mandano poco dopo un telegramma al Giornale di Sicilia, che dà notizia delle proteste del Consiglio Comunale contro l’operato del sindaco, e che gioverebbe agli stessi accusati? E il generale Morra si affretta a sequestrarlo. Ciò per la equanimità.
Quanto al tatto squisito, il generale Morra distribuisce lodi e dà banchetti in quali occasioni e per quali motivi? Lasciamolo dire a Felice Cavallotti.
LA PAROLA DI CAVALLOTTI
Il generale Morra «è l’autore di quel saluto di congedo agli ufficiali in partenza, che dopo avere nell’isola, tra dolorosi frangenti, mostrato pur cuore di soldati italiani, mentre partivano pensosi ed afflitti delle cose vedute, si udirono in un discorso gonfio di rettorica vanesia decretare allori da essi nè bramati nè sognati nè chiesti, i tristi allori della guerra civile, come tornassero da Filippi o da Farsaglia.