Si comprende del pari che io—che da vero sobillatore, molti anni or sono avevo riprodotto questi giudizî del Damiani, dalle forti tinte,—mi sia trovato perfettamente di accordo coll’amico carissimo Badaloni; ma importa di più il conoscere che il forte disagio economico venne ammesso da molti altri, che militano in partiti avversissimi al socialista: dall’on. Comandini—che fece due discorsi forti per logica e per ricchezza di fatti—all’on. Farina; dall’on. Franchetti all’on. La Vaccara; dall’on. Filì Astolfone all’on. Di San Giuliano. Quest’ultimo anzi dette in sulla voce all’on. Nasi—i cui singolarissimi giudizî troveranno un posto speciale—ed insistette nel dimostrare i danni del latifondo, il rapido passaggio dal benessere al disagio economico vivo e sentito da tutte le classi e non dai soli lavoratori.

ANCHE L’ON. CRISPI!

Non è meno notevole il consenso sulla pessima amministrazione dei corpi locali e sulla iniqua ripartizione dei tributi: ammette questi gravi inconvenienti ed efficaci fattori di malcontento lo stesso on. Crispi!

Ricordai, che li aveva messi in evidenza l’onorevole Damiani in una intervista col corrispondente del Lokalanzeiger e li riconobbero gli onor. Farina, Pinchia e Filì-Astolfone. Ne fece un quadretto verista ammirevole l’on. Di Sant’Onofrio, che ricordò essere stato prodotto dalle iniquità e dalle prepotenze dei partiti locali il motto popolare, che ritiene: la legge essere fatta solamente per lo sciocco. Ma fu l’on. Di San Giuliano, che anche su questo riguardo col rammarico di dissentire dal solito Nasi, somministrò dati importanti sulla prevalenza delle relazioni e clientele personali, sull’accanimento delle lotte tra i partiti locali, sulla gravezza delle imposte, sulla dissennatezza delle spese, sulla falsità delle liste elettorali... E chi più ne ha, più ne metta!

I danni enormi del disagio economico e della iniquità e scorrettezza delle amministrazioni locali fu dimostrato che venivano aggravati dalla imperizia e dalla partigianeria dei funzionarî di ogni grado, che il governo ha mandati in Sicilia dal 1860 in poi in punizione o in esperimento.

Il male fu più volte denunziato e deplorato; ma i varî ministeri lo negarono sempre; il male era reale tanto che venne stigmatizzato in questa occasione da un uomo di facile contentatura, qual’è l’onorevole La Vaccara, seguito dagli on. Di San Giuliano, Farina e Nicolosi.

Questi, di animo mite e alieno dalla critica contro l’ente governo, fece una vera e giusta carica a fondo contro i prefetti, la cui partigianeria politica generava un forte disagio morale, che aggravava il disagio economico. A notarsi: avendo io accennato ad un funzionario abile e intelligente, l’on. Damiani mi fece questa caratteristica interruzione: «Pare impossibile, ma è vero!»

L’ON. COMANDINI

Chi mise il dito sulla piaga sui funzionari governativi accennando al passato prossimo... ed al presente fu l’on. Comandini. Egli nel suo discorso del 27 febbraio 1894 disse:

«Non facciamoci illusioni: la condizione delle provincie siciliane, per ciò che si riferisce agli atti ed alla responsabilità delle autorità governative, non poteva essere peggiore... In Sicilia io ho trovato che negli uomini veramente di ordine era ed è radicata la convinzione che in alcuni comuni, per fini elettorali, non sdegnarono alcuni funzionarî del governo di farsi essi autori di circolari e di proclami, che venivano distribuiti ed affissi in pubblico sotto l’intestazione: Fascio dei lavoratori.» (Commenti).