[77] Il Corriere dell’Isola di Palermo, organo dei conservatori e che rispecchiava le tendenze dell’entourage aristocratico del generale Morra, scrisse in quella occasione un fierissimo articolo contro l’on. Crispi. Ad onore del vero si deve aggiungere che il numero in cui fu pubblicato venne sequestrato per ordine dello stesso generale, che certamente si sarà ricordato del: surtout pas trop de zèle!
XXIV
LA DISCUSSIONE PARLAMENTARE
Se questo libro non dovesse essere che la esposizione cronologica degli avvenimenti, più volte avrei dovuto accennare alla discussione parlamentare; ma poichè ho invece preferito raggruppare i fatti logicamente e metterli in connessione colle loro cause, facendoli seguire dai commenti che mi sono parsi opportuni, ho raccolto in unico capitolo tutto ciò che riguarda la discussione degli avvenimenti a Montecitorio; perchè in quelle discussioni c’è appunto il riassunto degli avvenimenti, della esposizione delle loro cause, e delle considerazioni fatte sugli uni e sulle altre, della responsabilità del governo, della utilità e convenienza della sua azione.
I giudizî emessi in Parlamento dànno la più esplicita sanzione a quanto sinora è stato esposto e servono di opportuna conclusione alla precedente narrazione ed ai relativi commenti.
UN CONSENSO AMMIREVOLE
Quali le cause intime e reali dei moti di Sicilia? Su questo argomento ci fu un consenso ammirevole di parere tra gli oratori delle varie parti della Camera, che non potè essere menomato dal dissenso di pochissimi deputati, e che verrà lumeggiato in ultimo.
Prima tra le cause venne indicato il forte e rapido disagio economico. Si comprende che su di esso abbia insistito un socialista come il Badaloni, che opportunamente ricorda che le stesse cause economiche, le quali—secondo Massari, Castagnola e Villari—produssero il brigantaggio, cagionarono i moti di Sicilia. Egli con sintesi mirabile espose le risultanze della Inchiesta agraria—il cui volume sulla Sicilia porta, come si sa, la firma dell’on. Damiani—e secondo la quale nell’isola le classi lavoratrici hanno un impronta comune di miseria, di abbattimento e di patimento; dove invano si cerca un ceto agricolo, ma si trovano servi sfruttati sempre, riconosciuti mai, che per vivere sono costretti a rubare ed a vendere l’onore delle loro figlie e delle loro mogli...