«Operai! Figli del Vespro: Ancora dormite? Corriamo al carcere a liberare i fratelli! Morte al Re, agli impiegati. Abbasso le tasse. Fuoco al municipio e al casino dei civili. Evviva il fascio dei lavoratori! Quando le campane della Matrice e del Salvatore suoneranno, assieme corriamo armati al castello, che tutto è pronto per la libertà.»

«Attenti al segnale!» (Impressione.)

Prampolini. È firmato?

Crispi, presidente del Consiglio. È firmatissimo! (Ilarità).

C’è anche il nome del Comune. Tutto risulterà dal processo.»

Or bene: è falso che quell’appello sia stato sparso nei comuni dell’isola; è falso che sia stato pubblicato e letto da qualcuno, meno che dal suo autore, da un delegato di P. S. e dai magistrati che se ne occuparono; è falso che fosse nonchè firmatissimo, neppure... firmato. Di vero non c’è che il nome del Comune in cui venne manipolato. Ma eccone la storia, che rappresenta un breve intermezzo comico-erotico, in questo dramma siciliano dai tragici episodî, che in un paese di uomini liberi avrebbe abbattuto il ministro.

LA STORIA DI UN “DOCUMENTO„

In Petralia Soprana—provincia di Palermo—c’era un disgraziato vice cancelliere di pretura perdutamente innamorato della moglie di un agiato pastaio del luogo, certo Alessi. La donna, tanto bella quanto onesta, aveva replicatamente respinto le profferte del vice-cancelliere; il quale nel suo furore erotico arrivò a minacciarla di ridurla in condizioni da doverglisi dare a discrezione. E l’immondo satiro ricorse ad un diabolico mezzo: scrisse il manifesto agli operai figli del Vespro—il manifesto firmatissimo,—e lo mandò per posta allo indirizzo del marito della sua amata, l’Alessi; poi con una lettera anonima denunzia lo stesso Alessi alle autorità del luogo come uno dei promotori più pericolosi dei disordini, e in prova della realtà del fatto denunziato avvisa che proprio in quel giorno allo Alessi doveva arrivare per la posta un manifesto rivoluzionario. In questa guisa il vice-cancelliere sperò fare arrestare l’incomodo marito e avere nelle sue braccia la moglie.

Si era nel periodo più acuto dei tumulti, e le autorità di Petralia Soprana credettero di salvare la patria, corsero alla posta, sequestrarono la lettera indirizzata all’Alessi, e in base al manifesto rivoluzionario sequestrato procedettero al suo arresto. A questo punto la moglie dell’Alessi intravvede le trame inique e denunzia tutto alle stesse autorità, che onestamente e rapidamente ripararono al mal fatto arrestando il vice-cancelliere; il quale confessò tutto, cercando di scusarsi con la follia amorosa.

Pochi mesi dopo il vice cancelliere di Petralia Soprana venne condannato dal Tribunale di Termini Imerese come autore del manifesto firmatissimo a tre anni di reclusione....