COME SI STRAPPARONO I VOTI ALLA CAMERA!

E qui mi fermo senza commentare ulteriormente questi indecorosi documenti, in base ai quali si strapparono voti iniqui alla Camera dei deputati; mi fermo, perchè dovrei adoperare roventi parole contro l’on. Crispi, del quale non si può abbastanza deplorare la... leggerezza.

Lo stesso on. Crispi, il 9 Marzo, discutendosi la domanda di autorizzazione a procedere contro l’onorevole De Felice, dopo che da me era stata fatta la storia del firmatissimo, osò continuare a prestarvi fede ed uscì in queste dichiarazioni testuali:

... «Si oppugnò a torto un documento del quale vi diedi lettura: e che, del resto, non è il solo, perchè ne ho qui molti altri più importanti di quello, che per prudenza e per sentimento di giustizia non volli leggere. Se li avessi letti, sarei stato fatto segno all’accusa di voler pesare, con la mia parola, sopra atti dell’autorità giudiziaria, la cui indipendenza voglio resti impregiudicata.

..... «In altra occasione, quando i processi saranno terminati, dirò tutto, e meraviglierò anche la Camera con la storia degli avvenimenti siciliani. Allora gli interruttori potranno sfogarsi a lor guisa, imperocchè non ci sarà più pericolo per gl’imputati

LA MAGNANIMITÀ DELL’ON. CRISPI

La tenerezza dell’on. Crispi per gl’imputati in quella occasione fu appresa come un prodigio incredibile; che dire poi del suo delicatissimo riserbo di non voler leggere i molti altri documenti più importanti, dopo che ne aveva letti due, che riteneva i più gravi, e che erano falsi? Che dire di un riserbo che... dura tutt’ora, quando i processi sono finiti e la pubblicazione dei documenti, che dovranno meravigliare la Camera, potrebbe essere fatta senza pericolo per gl’imputati, che per dodici, per sedici, per diciotto anni sono al sicuro... nelle sinistre celle dei varî penitenziari d’Italia? Ed è da sperarsi, che l’on. Crispi li verrà a leggere alla Camera, non essendo stati letti nei processi, a difesa del proprio decoro e della propria serietà, onde il paese apprenda che per davvero l’on. Crispi fu generoso verso gl’imputati, non avendo voluto dare al magistrato documenti che avrebbero potuto aggravare le pene alle quali furono condannati e che forse li avrebbero potuto far condannare a morte da un Tribunale militare che punisce con un Codice in cui la pena di morte è conservata...

Pervenuta al termine la discussione sui casi di Sicilia, e venuti in luce i fatti, le accuse e i documenti che le suffragavano, tutti si attendevano che il governo fosse venuto a chiedere un bill d’indennità—che in Inghilterra e dovunque c’è regime costituzionale, si ritenne sempre indispensabile dopo la sospensione delle guarentigie costituzionali, anche quando la medesima sia stata ordinata con legge del Parlamento—bill d’indennità, che, secondo il Majorana, ha un doppio carattere: giuridico, al fine di togliere qualunque azione possa spettare ai cittadini per tutte le violazioni di leggi comuni e statuti normali in cui il governo sia incorso; politico, per fare sanzionare l’opera di questo dal sovrano sindacato parlamentare.

Molti, anche avversarî del Ministero presieduto dall’on. Crispi, tenendo conto delle eccezionalità dei casi e della bontà delle intenzioni, erano disposti a concedere detto bill d’indennità.

L’on. Ambrosoli in nome della destra pure lo accordava, chiedendo, però, che una legge, a somiglianza della francese, regolasse lo Stato di assedio; accordavalo l’on. Martini in nome del centro sinistro, negando un voto politico e chiarendo erronei i precedenti invocati dall’on. Crispi, e voleva darlo l’Arcoleo, pur ritenendo—egli professore di diritto costituzionale—che fosse quasi incompatibile lo Stato di assedio con la ordinaria funzione del Parlamento.