[12] Degli effetti del fiscalismo e dell’usura, che producono il grave malcontento dei piccoli e medî proprietarî se ne avrà una idea da questi desolanti dati statistici. Nella provincia sola di Caltanissetta dal 1883 al 1893 si fecero le seguenti espropriazioni: Caltanissetta 3151, Piazza Armerina 2033, Riesi 1648, Butera 1388, Santa Caterina Villarmosa 731, Mazzarino 604, Castrogiovanni 463, Montedoro 500, Valguarnera 432, Resuttano 449, Sommatino 399, Delia 392, Serradifalco 322, Aidone 252, San Cataldo 228, Villalba 228, Niscemi 158, Barrafranca 140, Sutera 136, Vallelunga 116, Acquaviva 46, Pietraperzia 28, Villarosa 29, Marianopoli 10, Campofranco 6. La lista non è completa eppure le espropriazioni del decennio arrivano a 16662! (Dalla Rivista popolare del 31 Dicembre 1893). Nel solo comune di Chiaramonte Gulfi (paese di circa 10000 abitanti nella provincia di Siracusa) nel mese di Dicembre 1893 per conto dell’esattore andarono all’asta 129 piccolissime e medie proprietà. Ho sottolineato la città di Castrogiovanni perchè nonostante il suo vastissimo territorio e i suoi 22000 abitanti, ha avuto, un numero relativamente esiguo di espropriazioni, perchè c’è un certo benessere. Fu mantenuta sempre la calma e l’ordine.
[13] L’on. Marchese di San Giuliano da vero uomo di Governo, nel senso comunemente attribuito a questa frase in Italia, e che sente la responsabilità della politica disastrosa da lui appoggiata dal 1882 al giorno d’oggi, ha tentato scagionare il governo dalle accuse rivoltegli, sostenendo che della depressione economica della Sicilia la colpa del governo è poca o almeno non è quanta glie ne viene attribuita. (Le condizioni presenti della Sicilia). La difesa non merita di essere discussa. Alle sue affermazioni, veramente audaci, rispondono i fasti della politica finanziaria, militare e doganale—strettamente connesse alla dinastica politica estera—che trovarono estimatori assai più equi anche tra i più eminenti uomini di governo; tra i quali cito soli i senatori Jacini e Finali, perchè credo, che bastino a controbilanciare l’autorità dell’ex-sottosegretario di Stato per l’agricoltura e commercio.
V.
IL MALCONTENTO TRA I LAVORATORI DELLE MINIERE.
Dei piccoli proprietarî non occorre tener parola. La loro condizione, che peggiora dappertutto, non è diversa in Sicilia di quella che è altrove; essi che hanno minore resistenza da opporre alle cause di depressione economica, sentono che muoiono, che gradatamente vengono gettati tra le file del proletariato. Perciò giustamente cominciano ad essere accessibili alla propaganda socialista, che tra loro riuscirebbe più efficace se il concetto della lotta di classe—facilmente frainteso—non li spaventasse, perchè temono che in un momento decisivo i proletarî, non saprebbero fare distinzioni sottili tra grandi e piccoli proprietarî e li voterebbero tutti alla morte[14].
AZIONE MODERATRICE DEI SOCIALISTI
Nè occorre intrattenersi del proletariato urbano, poco dissimile per le condizioni economiche da quello del resto d’Italia; inferiore al medesimo nella istruzione, nella coltura, nella compartecipazione alla vita pubblica. I Fasci dei lavoratori delle città,—eccettuato quello di Catania—perciò offrono una minore solidità ed attività di quelli delle campagne, e poco fanno parlare di loro. Così Palermo rimane tranquilla, mentre alle sue porte, a Partinico, a Monreale, a Girardinello è forte l’agitazione; si arresta, si ferisce, si ammazza. Con che non s’intende disconoscere che in questa attitudine non abbia seriamente contribuito la influenza moderatrice che i capi del partito socialista esercitano sulle masse, consci come sono dei danni che verrebbero da un movimento inconsulto: azione altamente moderatrice e non mai abbastanza lodata—sebbene dal Governo del tutto disconosciuta—esercitata pure dal dott. Barbato a Piana dei Greci e dal Verro nelle contrade di Corleone: paesi che senza di questa azione moderatrice avrebbero potuto dare un forte e pericoloso contingente agli ultimi sanguinosi tumulti.