Lo Stato d’assedio legalmente viene tolto in Sicilia ma le norme e i criteri di governo non libero continuarono ad essere in vigore impunemente e sfacciatamente: a Palermo la questura chiama in ufficio Colnago ed altri giovani eletti e li ammonisce a moderare la loro propaganda; la censura telegrafica continua; la soppressione dei giornali assume forma più odiosa, perchè più ipocrita; quella del sequestro sistematico, capriccioso, non motivato da alcun pretesto plausibile, come si pratica contro l’Unione di Catania; le armi non vengono restituite ai loro proprietarî: si mantengono a domicilio coatto coloro che vi furono mandati arbitrariamente.

LE LEGGI ANTIANARCHICHE

Quando il pretesto alla reazione è eccellente—e lo danno gli anarchici—la reazione abbandona ogni riserbo e arriva al suo parossismo colle leggi antianarchiche pensatamente indeterminate—delle quali un alto magistrato, l’Auriti, aveva dichiarato non esservi bisogno per combattere i nemici della società. In Parlamento si promise con solennità eccezionale, che non si sarebbero applicate contro i socialisti, ma appena votate sono già state sperimentate colla proibizione dei congressi, coi sequestri dei giornali, collo scioglimento delle associazioni a danno dei socialisti, dei repubblicani, dei democratici più tiepidi, ma sinceri, sospettati soltanto di non essere abbastanza soddisfatti della delizie che il regime ci procura nell’ora presente. E non solo le leggi antianarchiche si applicano contro coloro che si era dichiarato solennemente non ne sarebbero stati le vittime, ma la magistratura educata alla scuola di un qualsiasi Morra di Lavriano dà a dette leggi, in materia di stampa, un effetto retroattivo, sollevando proteste, forse le ultime, in certe sfere non sospettabili di tenerezze per tutte le gradazioni del mondo cosidetto sovversivo.[81]

LA REAZIONE HA TROVATO IL SUO UOMO

E la reazione trionfante ha trovato il suo uomo, l’on. Crispi: deciso, caparbio, senza scrupoli, facile alle promesse, alle lusinghe o alle minacce se più opportune soccorrono, ed anche simpatico ed affascinante per certe sue doti eminenti e perciò più pericoloso. E tale uomo rinunzia agli ultimi legami colla tradizione democratica e coi suoi precedenti democratici e per quello stesso opportunismo che prima lo indusse ad inneggiare alla Dea Ragione ed a Giordano, a Napoli lo spinge a riconciliarsi col Papa e col Dio di Torquemada e di Lojola, e al clericalismo attonito, novello Costantino, bestemmiando di Mazzini, dà l’insegna: con Dio, col Re per la patria! e grida: in hoc signo vinces.

Ed ora si troveranno più amici e laudatori di Francesco Crispi, che oseranno negare ch’egli s’è gettato completamente ed entusiasticamente nelle braccia della reazione?...

Di quest’uomo testè Giovanni Bovio ha detto: «non ha partito e la Camera gli va incontro; si professa democratico e il Senato gli si piega ossequioso; non sollecitò il potere e gli scese incondizionato dall’alto; auspicò il monumento a Bruno e il Vaticano gli volge l’occhio salutevole. Il paese e la stampa che fanno? L’uno sotto la sua mano si addormenta; l’altra, in gran parte, lo seconda.»

IL PAESE E LA RAPPRESENTANZA

Questa sintesi mirabile di contrasti risponde alla verità? Risponde; ma questo solo deve osservarsi, che l’uomo supera tutte le difficoltà, non perchè egli sia grande, ma soltanto perchè il paese e la sua rappresentanza sono piccoli. Il paese si addormentò e la stampa secondò altri uomini che di Crispi erano minori e che rispondevano ai nomi di Depretis e di Giolitti e che adoperarono mezzi ora uguali ora dissimili da quelli adoperati dall’attuale Presidente del Consiglio. Queste diversità negli uomini e nei mezzi e questa simiglianza nei risultati prova, che la ragione del successo sta al di fuori di essi.