Nel 1866, lo Stato d’assedio viene proclamato in Palermo. Allora la guerra coll’Austria era appena cessata e la pace non era stata ancora segnata: quella città delle grandi iniziative e delle barricate, che nel 1894 si mantenne completamente tranquilla, era in piena insurrezione, in potere dei ribelli armati, che avevano costretto a rinchiudersi nel Palazzo reale la legittima autorità; oppose fiera e sanguinosa resistenza alle truppe e alla flotta mandate per ristabilire l’ordine e fu necessario bombardarla per domarla. Lo Stato d’assedio potevasi legittimamente proclamarlo, perchè il governo aveva avuto concessi poteri straordinarî dalla legge, di cui fu relatore eloquente lo stesso onorevole Crispi, che trovò allora occasione di dichiarare solennemente:
«io sempre amerò la libertà e mi opporrò ai pieni poteri. Credo che la libertà meglio di qualunque intelligente dittatura sia la sola feconda pel trionfo dell’unità nazionale.»
Eppure l’on. Presidente del Consiglio di allora, il Ricasoli, si affrettò a togliere lo Stato di assedio (lui, che non lo aveva imposto!) prima che si riaprissero le Camere.
Accanto a questi casi nei quali furono presi provvedimenti eccezionali e in condizioni e per ragioni tali e in tale misura che riescono a far condannare severamente chi li prese e quali li prese nel 1894, alcuni altri ve ne sono, nei quali sebbene con più ragione si sarebbe potuto invocare la giaculatoria del salus patriae, pure non si ricorse a provvedimenti eccezionali.
A Genova nel 1857 si tenta una insurrezione, s’invade il forte Diamante, si uccide un sergente, bande armate percorrono i dintorni delle città; ma non si proclama lo Stato di assedio. Nel 1869 una vasta cospirazione repubblicana si scopre nelle file dell’esercito, ch’è veramente minato e non si ricorre a misure eccezionali. Nel 1870 ben dodici provincie sono in disordine, vi sono insurrezioni nelle caserme—a Pavia ed a Piacenza—si dovette arrestare Giuseppe Mazzini allo sbarco in Sicilia; ma non si proclama lo Stato di assedio. La condotta dei conservatori allora fu tale che l’on. Comandini potè buttare in faccia ai liberali di oggi le parole pronunziate da Marco Minghetti nel 1875 nel difendere la legge straordinaria proposta appunto per la Sicilia: «la mia dottrina, la mia coscienza, la tradizione del mio partito mi consigliano di rifuggire dal ricorrere a mezzi eccezionali; tutto si deve sempre domandare ed ottenere dal Parlamento.»
LA REAZIONE NEL ’94
LA “SALUS PATRIAE„ È UN PRETESTO
Argomento a più melanconiche riflessioni è il fatto che la reazione non si è limitata alla Sicilia; nè è seguita ai folli e criminosi atti di Caserio e di Lega. Gli avvenimenti in Italia in ordine al tempo e allo spazio dicono che i moti di Sicilia e i crimini anarchici servirono di comodissimo pretesto per colorire il programma della reazione, ciò che prova luminosamente che la salus patriae fu invocata in malafede.
Guardate. Lega non aveva sparato il suo innocuo colpo e il guardasigilli aveva già da un pezzo diramate le sue circolari inculcanti una maggiore severità contro la stampa; e la epurazione delle liste elettorali era bene avviata;[80] e le liste di proscrizione erano composte e i consigli dei giornali fedeli al governo si ripetevano con insistenza per porre argine a quella propaganda socialista, che oggi si dichiara sovversiva e ieri serviva di bandiera nelle lotte elettorali ai ministri caduti ed a quelli risorti ed ai loro accoliti i quali blateravano con idillica ignoranza ed impudenza di un socialismo monarchico, che portava tanto di bollo dell’autorità superiore. I tumulti erano stati in Sicilia, ma le persecuzioni contro ogni libera manifestazione e gli scioglimenti dei sodalizî invisi e i sequestri e le minacce, infierivano in ogni parte d’Italia.
LO STATO D’ASSEDIO VIEN TOLTO DI NOME