FINE

NOTE:

[82] Una lunga serie di riforme di ogni specie enumerò l’onorevole Marchese di San Giuliano e quasi tutte sono accettabili da chi pur essendo socialista convinto, non crede di potere arrivar in un fiat alla trasformazione totale dell’attuale ordinamento politico ed economico. Vedremo più innanzi se le proposte furono fatte sul serio.

[83] Qualche cosa è giusto si dica è stata fatta colla legge del 23 luglio 1894.

[84] Delle riforme amministrative più opportune e più urgenti mi occupai dal 1882 nel libro: Le istituzioni municipali—presso Remo Sandron, Palermo L. 3.

[85] L’anonimo citato del Giornale degli economisti, ch’è piuttosto conservatore anzichè radicale non solo afferma vigorosamente la necessità di ordinamenti diversi nelle diverse regioni d’Italia, ma arriva a formulare la proposta della libertà doganale da sperimentarsi limitatamente alla Sicilia, e alla Sardegna, perchè crede che la forma insulare di quelle due regioni si presti alla prova. E ciò tanto più in quanto che la Sicilia e la Sardegna sono state tra le più danneggiate regioni del regno colle tariffe doganali generali del 1887—contro le quali mi onoro aver fatto il mio primo discorso alla Camera dei deputati, nel Gennaio 1891.

[86] Ho fatto i nomi dei membri della Commissione perchè si vegga come e quanto in Italia, tra i deputati, fatti e parole concordino. Invero per quanto lo avessi temuto e preveduto rimasi oltremodo addolorato dal contegno dell’onorevole Di San Giuliano, che dimenticando tutte le belle cose scritte nel citato libro sulle Condizioni della Sicilia, si schierò della parte dei latifondisti, che volevano la conservazione dello Statu quo e che confidavano ancora nella libera iniziativa dei medesimi latifondisti!

[87] Tra i pochi che si mostrarono favorevoli al principio del disegno di legge dell’on. Crispi sento il dovere di ricordare l’on. Nasi.

[88] La somiglianza tra le idee sostenute da me in seno alle Commissioni dei Deputati Siciliani col principio cardinale della legge Crispi fece credere ad alcuni, che io fossi stato l’autore principale di quest’ultima, come venne telegrafato a qualche giornale di Sicilia. Ciò che non è affatto vero.

[89] Il progetto sull’ordinamento dei dominî collettivi nelle provincie dell’ex-Stato pontificio venne presentato nella seduta del 20 febbraio 1893 e porta le firme degli on. Tittoni, Zucconi, Garibaldi, Pugliese, Fani, Zappi, Colajanni Napoleone, Suardi Gianforte, Gamba, Comandini, Rava, Tasca Lanza, Torlonia e Sacchetti. Fu svolto e preso in considerazione nella seduta del 7 febbraio 1894. L’on Tittoni fu eletto relatore della Commissione ed ha presentato testè alla Camera dei deputati una pregevolissima Relazione sul disegno di legge, inteso a disciplinare l’esercizio dei dominii collettivi nelle provincie ex pontificie e nell’Emilia. Se nel lungo dibattito ch’ebbe luogo alla Camera, nel 1888, circa l’abolizione delle servitù prediali in quelle provincie, Governo e Commissione avessero accettato l’emendamento all’art. 9 proposto e vivamente sostenuto dall’on. Pantano—con cui nella maggioranza dei casi si conferiva agli utenti la preferenza dello svincolo, e si chiedeva per lo meno venisse loro riconosciuto, come si riconosceva in senso inverso ai proprietarii, il diritto di pagare un canone e godersi il fondo in natura tutte volte che l’interesse e i diritti degli utenti fossero in prevalenza su quelli dei proprietarii—; noi avremmo avuto oggi in quelle provincie una congerie di dominii collettivi ben più vasta e ricca di quella, già per sè importante, illustrata dall’on. Tittoni. Anche l’on. Andrea Costa appoggiò quell’emendamento e prese parte a tutta la discussione, come vi presero parte, con decisa simpatia pei diritti degli utenti e per l’utilità dei dominii collettivi, parecchi altri egregi oratori politicamente più che temperati.