«Dedito ad una vita di sacrificio e di fatica,—scrive l’antico Direttore della scuola mineraria di Caltanissetta—isolato per intere settimane dal mondo, separato per più giorni dalla sua famiglia, l’operajo delle miniere in Sicilia vuole ad ogni costo i suoi giorni di riposo e le sue feste; talora in queste è troppo spendereccio e cerca di compensare le durezze della vita di operajo, nella settimana, con un certo benessere e coi piaceri, che più ama nei giorni ch’è al paese.... Noncurante dei pericoli, ai quali è continuamente esposta la sua vita, conta poco questa per sè e per gli altri, anche quando è fuori della miniera, e malauguratamente spesso si lascia trascinare dagli impeti dell’animo a sacrificarla. Ma è per sua natura generoso, mai vile; affronta a viso alto dieci avversarî, non soverchia col numero i deboli. Trattato bene si affeziona a chi lo rispetta, a chi lo stima, ed è capace di ogni atto di coraggio; trattato con sprezzo e con durezza, si ribella e si vendica. Riconosce la superiorità di chi vale più di lui, e pur coi suoi difetti, che l’istruzione mitiga, è un operaio di cui si può fare quello che si vuole, sapendolo trattare. Chi ne dice male, non lo conosce.» (I giacimenti di zolfo in Sicilia. Padova 1889).

Ed io che li conosco da vicino, e che in mezzo a loro e in continuo contatto con loro ho vissuto per oltre dieci anni, mi associo pienamente al giudizio che dà il Travaglia sulle buone qualità dei lavoratori delle miniere di zolfo della Sicilia.

NOTE:

[14] Si avrà una idea delle condizioni dei piccoli proprietarî da questo dato. In Chiaramonte Gulfi, cittadina di 10 mila abitanti nella provincia di Siracusa pel giorno 26 Dicembre 1893 era fissata la vendita d’immobili di centoventinove individui, che non avevano potuto pagare le imposte. La quota d’imposta non pagata raramente sorpassava le L. 20; moltissime non arrivavano a L. 10 e sette erano al disotto di L. 5.

[15] In questi ultimi tempi picconieri e carusi hanno cominciato a lavorare di più per rimediare al diminuito prezzo dello zolfo: così il rinvilio crescente e veramente spaventevole nel prezzo del minerale anzichè ridurne la produzione in certe miniere l’ha aumentata poichè picconieri e carusi, che—prima della crisi—vivevano umanamente estraendo due casse di minerale zolfifero, ora per ricevere un salario, del resto sempre molto inferiore all’antico, sono costretti ad estirparne almeno tre. Con ciò la produzione aumenta e i prezzi continuano a ribassare per opera fatale degli stessi lavoratori, che sono le prime vittime di questo tristissimo circolo vizioso! L’industria zolfifera in Sicilia presenta alcuni paradossi economici, che raccomando all’attenzione degli economisti liberali, che con incredibile cecità si ostinano ad aspettare il rimedio alla crisi dal funzionamento delle cosidette Leggi naturali. Dell’industria zolfifera mi sono occupato lungamente in due articoli pubblicati nel 4º e nel 7º-8º numero della Riforma sociale del Nitti. Ne pubblicherò un terzo ed ultimo e dopo li raccoglierò in un opuscolo a parte.


[Indice]

VI.
LE CLASSI RURALI

La crisi zolfifera, che produce miserie e sofferenze inaudite, travaglia le due provincie di Caltanissetta e di Girgenti ed alcune zone di quelle di Catania e di Palermo, la crisi agraria invece colpisce tutta l’isola, e siccome non c’è un solo dei suoi prodotti—dal vino ai sommacchi, dai cereali alle mandorle all’olio, ai pistacchi ecc.—che non abbia subito da qualche anno un forte ribasso, si può dire ch’essa non risparmia un sol palmo di terreno, nè un solo individuo che lo calpesti. In una regione dedita con grandissima prevalenza, se non esclusivamente all’agricoltura e alla pastorizia si può immaginare agevolmente quali tristi conseguenze arrechi una tale crisi.