Non è affatto esagerato, invece, quanto si è scritto—ed io da molti anni prima nella stampa e poi nella Camera ho denunziato il male—sull’usura enorme, dal 25 al 100 per cento, che assottiglia il salario nominale dei lavoratori delle miniere di zolfo; usura esercitata col truck-system, colla somministrazione dei generi nelle così dette botteghe delle miniere; alle quali botteghe sono costretti a ricorrere perchè la paga in danaro viene ritardata di molto.

LE CONDIZIONI DELL’INDUSTRIA

Disgraziatamente, date le attuali condizioni dell’industria zolfifera, quelli che possono sperare meno sono i lavoratori delle miniere di zolfo. La loro agitazione potrebbe riuscire proficua soltanto nel caso in cui essi ottenessero che scomparisse il coltivatore della miniera e rimanessero di fronte al proprietario, che oggi prende dal 20 al 30% del prodotto lordo senza nemmeno darsi la pena di pagare la imposta fondiaria, che per condizione espressa nell’atto di fitto rimane a carico dei coltivatori! Quest’ultimi dal ribasso continuo dei prezzi dello zolfo, che si deplora da circa quindici anni, con piccole oscillazioni al rialzo, sono ridotti in condizioni tristissime. Molti sono falliti e coloro che resistono considerano lo sciopero come un alleviamento, perchè li dispensa dall’obbligo di dare lavoro. E se lo sciopero dei zolfatari potesse prolungarsi per alcuni mesi, come durò in Inghilterra quello dei minatori, sarebbe per qualche tempo efficacissimo rimedio, perchè colla diminuzione della produzione sicuramente rialzerebbero i prezzi dello zolfo, non essendo da temere la concorrenza estera. Uno sciopero siffatto intanto è impossibile, poichè la massa dei zolfatari si trova nella miseria, non è organizzata, non ha fondi e non può resistere neppure per una settimana.

IL MALCONTENTO DEI ZOLFATARI

Dato questo stato di cose si comprende che i Fasci hanno dovuto attecchire nelle zone zolfifere: provincie di Girgenti e di Caltanissetta in massima parte ed in una assai minore in quelle di Catania e di Palermo, ma non sono i meglio organizzati e i più compatti. Però anche dove Fasci non sono esistiti il malcontento serpeggia minaccioso ed esplode per ogni minimo pretesto in forma selvaggia, anarchica, come avvenne a Valguarnera. E questa esplosione in un luogo dove l’azione dei cosidetti sobillatori non può invocarsi a spiegarla, dovrebbe rendere meglio avvisati coloro cui sfugge la genesi esatta dei fenomeni sociali.

A Grotte, a Racalmuto, a Favara, a Riesi ecc.—paesi zolfiferi per eccellenza,—dov’erano Fasci discretamente organizzati non si ebbe a deplorare il menomo disordine; ma la crisi che attraversa la industria zolfifera sta mettendo a durissima prova la pazienza dei coraggiosissimi lavoratori delle miniere. Guai se essi, spintivi dalla disperazione, vorranno imitare i contadini! Meglio disciplinati, più compatti, più arditi, più coscienti dei propri diritti e della propria forza che non siano le classi rurali, essi potrebbero rinnovare gli orrori delle guerre servili... E la ragione starebbe dalla loro parte, poichè governo e classi dirigenti di fronte alle loro miserie mostrano tanta cinica indifferenza da giustificare qualunque eccesso! Perchè si comprenda tutta la gravità dal pericolo, che denunzio, farò un breve schizzo del carattere morale e intellettuale degli operai addetti alla coltivazione delle miniere.

Picconieri, carusi, calcheronai, ecc. sono quasi tutti analfabeti; la mafia recluta tra loro i più coraggiosi campioni e sin dalla più tenera età essi ostentano la più scrupolosa osservanza delle leggi, che costituiscono il codice dell’omertà. Data la loro vita e la loro condizione intellettuale si spiega l’altissimo contingente che i zolfatai danno ai reati di sangue od a quelli contro il buon costume.

LORO DIFETTI E LORO PREGI

La responsabilità maggiore di questi loro difetti ricade sull’ambiente, sul governo e sulle classi dirigenti, che mai pensarono ad elevarli, ad educarli; ma quegli operai hanno pregi reali e non pochi, che preferisco riferire colle parole di un chiarissimo scienziato, l’ing. R. Travaglia, che li conosce appieno e che non è affatto sentimentale o socialista.

CHI NE DICE MALE NON LI CONOSCE