Questo risultato indusse anche me in errore pel passato; ma mi sono corretto dinanzi alla eloquenza di queste altre cifre relative al circondario di Piazza Armerina, che si presta benissimo allo studio appartenendo la grande maggioranza dei suoi lavoratori alla classe dei contadini e degli zolfatari.

Infatti la classe dei contadini dette riformati nella leva

del 1872:e del 1873:
riformati per difetto di statura il14.45 %14.41 %
e per altre imperfezioni fisiche6,88 %6,79 %

mentre nelle stesse leve e per gli stessi motivi nella classe dei zolfatari si ebbero rispettivamente nel 1872: 32, 72 e 7,72% e nel 1873: 38, 28 e 6,25% di riformati. Sicchè per gli altri difetti fisici la proporzione dei riformati è quasi uguale tra contadini e zolfatari; tra gli ultimi è invece più che doppia per difetto di statura. Qui è evidente l’azione esercitata dal trasporto sulle spalle di un peso che varia dai 30 agli 80 chilogrammi, sempre superiore alle forze del caruso, che a quel lavoro viene sottoposto in tenera età, sin dagli anni 8 e talvolta—ma ora assai più raramente—sin dai 6 anni. Questo stato di cose se perdurasse ridurrebbe le due Provincie di Caltanissetta e di Girgenti ad un vero semenzaio di nani e di gobbi. Ho richiamato l’attenzione del ministro e agricoltura e commercio su di ciò e ne ho avuto formale promessa, che nella discussione del nuovo disegno di legge sul lavoro dei fanciulli accetterà qualche emendamento sul lavoro dei carusi nelle zolfare di Sicilia.

LE MACCHINE NON SONO UN VANTAGGIO

Sarebbe un rimedio efficace la generalizzazione degli apparecchi meccanici per la estrazione dello zolfo? In molte miniere questa applicazione delle macchine è assolutamente impossibile e lo riconosce la stessa illustre Jessie White Mario, che pur tanto s’interessa alla sorte dei miseri fanciulli delle zolfare (Le miniere di zolfo in Sicilia. Roma 1894); dove è avvenuta spesso sono peggiorati i salari dei lavoratori. Ciò che prova sempre più come coll’attuale organizzazione capitalistica i progressi della scienza, che diminuirebbero le sofferenze fisiche dei lavoratori non si possono applicare per ragioni economiche. Si sa: la macchina è la nemica del lavoratore, dato il regime economico attuale,—perchè dovunque avviene l’impianto meccanico aumenta la produzione e diminuisce il salario, conseguenza fatale della sostituzione dell’uomo di ferro all’uomo di carne.

LE LEGGI E LA FAME

L’applicazione rigorosa della legge sul lavoro dei fanciulli può e deve riuscire utile dal punto di vista igienico ed antropologico; ma è giocoforza riconoscere che le limitazioni imposte dalla legge incontrano opposizioni gravi nelle stesse famiglie dei lavoratori. E a parere mio, lo Stato fa bene intervenendo per impedire che degeneri e si abbrutisca la razza umana: ma intervenendo ha il dovere di assicurare se non altro un minimum di alimentazione a quei carusi, ai quali impedisce di guadagnarsi il pane col proprio lavoro; deve assicurarlo a loro almeno, se non alle famiglie, altrimenti per quanto le sue intenzioni siano filantropiche, umane, esse verranno giudicate sempre crudeli.

Ma oltre le sofferenze fisiche dei carusi c’è da considerare la condizione economica dei picconieri divenuta oramai intollerabile. Essi nella maggior parte delle contrade zolfifere vivono col vero salario della fame, relativamente a quello goduto una volta; poichè pel duro lavoro, ordinariamente a cottimo, di sei ad otto ore per cinque giorni della settimana, essi ricevono ora un salario che oscilla, secondo i luoghi, da L. 1 a L. 2 mentre pel passato guadagnavano da L. 3 a L. 6 al giorno.

Questo salario deve considerarsi insufficiente non solo nel senso assoluto: ma perchè è il corrispettivo d’un mestiere, che espone continuamente a pericolo di vita per lo sviluppo di gas irrespirabili, per incendî, per franamenti, ecc. Se il lavoro dei picconieri delle miniere di zolfo è pericoloso, non è, però, tanto duro per quanto lo si dice, e non è poi affatto lungo, come dissi.