I lavoratori della terra che vivono sotto il regime della mezzadria e del terratico, e nelle contrade a piccola e media proprietà, si possono considerare come fortunati rispetto a quelli che lavorano a giornata, e nelle regioni disgraziate del latifondo di cui dirò in appresso.
Orbene, quella frazione—che rappresenterebbe in Sicilia una specie di aristocrazia delle classi rurali,—secondo i calcoli stabiliti da un agronomo competentissimo, il Prof. Caruso (Industria dei cereali in Sicilia), nel 1870, tempo in cui non c’era traccia nell’isola di alcuna agitazione socialista e vi si godeva di una relativa prosperità—non poteva passarsela allegra se si tiene conto del lavoro proprio e degli interessi dovuti al piccolo capitale impiegato nella mezzadria, nel terratico ecc. Il bilancio del mezzadro, del terratichiere ecc.—calcolando che il grano sia stato venduto a L. 51 per salma[17], con una produzione di 11 volte la semente—si chiudeva con un deficit.
Questi calcoli rifatti, dopo oltre venti anni, da Rao per Canicattì, dal Dr. Barbato per Piana di Greci, da Verro per Corleone, concordano perfettamente con quelli del Caruso; e la circostanza, con senso di opportunità, la rileva oggi il Cavalieri, ch’è un avversario del socialismo.
Comunque, mezzadri, piccoli fittajuoli, che prendono a terratico o in altre forme di fitto un pezzo di terra dai tre ai quindici ettari, e che sinora vivevano in condizione relativamente buona, si risentono del contraccolpo della crisi generale e sono i più risoluti a non soccombere senza fare sentire la loro voce ed all’occorrenza senza ricorrere alla doppietta o al vecchio fucile della guardia nazionale, che conservano gelosamente.
Quando visitai l’ameno villaggio di Milocca, rimasi colpito dalla pulitezza e dall’aspetto lieto delle case a due piani—rarissime tra i nostri contadini—e dai numerosi muli, che cavalcavano i contadini venutimi incontro.
Seppi che bestie e case appartenevano a loro: dunque, chiesi, voi altri non state tanto male al paragone degli altri lavoratori del resto della Sicilia!
LA MISERIA
È vero, mi risposero; ma pur troppo ciò che ora possediamo non è nostro che in apparenza. La casa è gravata d’ipoteca e i debitucci diversi non possono essere soddisfatti neppure colla vendita del mulo!
M’informai ed ebbi a constatare che quei gagliardi lavoratori non mentivano.
IL RICORDO DEL TEMPO FELICE