L’organizzazione sociale, che fa capo al latifondo dal Baer viene riassunta, infine, così: «un’aristocrazia lontana dalle terre, che possiede e che non conosce, una classe media costituita da pochi esercenti le professioni liberali e da potenti fittajuoli in grande e da coloro, che vivono speculando sulla miseria altrui, ed un numeroso stuolo di poveri coloni e braccianti, è questa l’organizzazione sociale delle regioni dove prevale il latifondo; e non è dessa quella in cui le istituzioni politiche e amministrative della società odierna possano funzionare a pubblico vantaggio, in cui possa trovarsi cooperazione assidua, indipendente, giusta ed efficace agli ufficî del governo nell’amministrazione dei comuni, delle provincie, delle opere pie e fino della giustizia.»
PERCHÈ SUSSISTE IL LATIFONDO?
Se il latifondo è in Sicilia ora com’è stato sempre e in ogni luogo pernicioso sorge spontanea la domanda: perchè esso dura da secoli e non scompare mentre è condannato dalla scienza, dal sentimento di giustizia, dall’umanità?
Fu notato che il latifondo dura in Sicilia da moltissimi secoli e preesisteva alla nascita del feudalismo sotto i Normanni. Il barone Benevantano lo fa rimontare ai tempi di Verre nel territorio di Lentini; e il Genovese sull’autorità di Diego Orlando, di Ludovico Bianchini, di Birri, di Palmieri, di Monsignor Lancia di Brolo, di Amari lo riporta non solo ai Romani, ma anche ai Cartaginesi.
Dal fatto di questa lunga durata se n’è voluto argomentare, che il latifondo in Sicilia è qualche cosa di fatale, che si connette alle condizioni fisiche e climatologiche dell’isola. Se ciò fosse vero le disgraziate popolazioni agricole della Sicilia sarebbero condannate eternamente al dolore. Ma vero non è, e lo ha dimostrato il Baer con poche acute osservazioni di fatto.
I MIRACOLI DELL’AGRICOLTURA
«Quando si dice che le terre dei latifondi non sono atte ad altra produzione che a quella dei cereali e che al loro spossamento per le replicate colture non possa altrimenti rimediarsi che col lasciarle a pascolo naturale per più anni, si dimenticano tutti i prodigi della coltura intensiva mediante gli avvicendamenti e gl’ingrassi. Le terre sabbiose e pantanose della Prussia orientale sotto un cielo inclemente, sono senza dubbio più sterili di ogni peggior angolo della Sicilia, eppure se ne cava grande profitto. L’agricoltura fiamminga, una delle più perfette del mondo si esercita su terre, che sono il peggior suolo dell’Europa. Il clima ed il terreno presso le città e borgate nelle provincie siciliane ove sono i latifondi non sono per certo diversi da quelli delle terre circostanti, ed intanto le terre prossime alle città sono coltivate con altri sistemi e con eccellenti risultati. Di più in alcuni latifondi, che appartenevano alle corporazioni religiose col censimento si spezzarono e si trasformarono in meglio come attorno a Mazzara e in gran parte della provincia di Trapani: l’osservazione è del Prof. Corleo. Viceversa secondo le diligenti ricerche dell’Amari ventidue grosse città ch’esistevano a’ tempi dei Mussulmani nelle provincie di Girgenti, di Trapani e di Palermo sono sparite così che di moltissimi nomi di castelli e ville ricordati negli scrittori di quell’epoca non si ha più traccia; e l’antico territorio di Giato, ora diviso in tre comuni con circa 18 mila abitanti conteneva ai tempi di Guglielmo il Buono una popolazione di 60 mila abitanti con 40 e più villaggi.»
Ecco come negli stessi siti, nonostante la permanenza delle cause fisiche, compare e scompare il deserto rattristante del latifondo coll’alternarsi delle cause sociali.
LE CAUSE SOCIALI E IL LATIFONDO
Gli esempî relativi alla Sicilia sono tassativi e sufficienti a provare il predominio delle cause sociali sulle cause fisiche e climatologiche; ma se occorresse, molti altri di altrove se ne potrebbero trovare, ed altrettanto convincenti, nei libri del compianto De Laveleye e nella grande opera del Reclus sulla geografia.