Se questa fosse una trattazione storica mi dilungherei nello esporre quali furono le cause sociali, che in Sicilia determinarono la creazione e il mantenimento del latifondo; chi vuol conoscerle ricorra al Palmieri e allo stesso Baer bastando al mio assunto l’avere dimostrato l’inesistenza delle cause fisiche, che furono invocate anche da recente da interessati difensori del latifondo. E questa dimostrazione impone al governo l’obbligo di studiare i mezzi per rompere il giogo del latifondo e per avviarlo a benefica trasformazione, e deve infondere altresì nei lavoratori l’energia e la costanza di chiederla colla coscienza che può venire dalla conosciuta possibilità di conseguire il fine che si propongono.
NOTE:
[20] Credo che sia caduto in errore il prof. Salvioli, quando sulla scorta del Caruso ha affermato che dalle L. 450 di prodotto di una salma di terra si devono dedurre L. 288 come spese. Il calcolo è sbagliato per questo: il raccolto del frumento non si ha in ogni anno ma in ogni tre anni o almeno in un anno sì e in un altro no. Perciò delle L. 162 di residuo netto si devono almeno dedurre L. 76,50 somma equivalente al fitto dell’anno in cui la terra si prepara a maggese.
[21] I grandi proprietarî siciliani, che non conoscono i loro latifondi e ne godono le rendite ben lontani dal luogo di produzione sono nemici giurati di fare qualunque spesa. So di un ricco gabellotto di Castrogiovanni, il sig. Gaetano Restivo, che propose ad un signore di Palermo, di cui aveva preso le terre in gabella, che avrebbe anticipato lui L. 5000 per costruire uno stallone e se ne sarebbe rimborsato nell’ultimo anno di fitto. Ebbe un reciso rifiuto. Così si potrebbe dire di molti altri.
IX.
RAPIDA DEPRESSIONE ECONOMICA.
Fatta la descrizione delle condizioni economiche della Sicilia si presenta spontanea una domanda: sono esse peggiori, uguali o migliori di quelle del resto d’Italia?
ALTROVE E IN SICILIA