Chi ha studiato le altre regioni della penisola o la Sardegna ha il dovere di riconoscere, che nel beato italo regno in molti punti si sta peggio che in Sicilia—per quanto ciò possa sembrare impossibile.
Taccio della disgraziatissima Sardegna, dove soltanto i privilegiati azionisti delle sue ferrovie se la godono allegramente, e ch’è stata ricompensata della lunga fedeltà a Casa Savoia con una dimenticanza veramente fenomenale. In molte altre provincie del mezzogiorno continentale perdurano quelle condizioni tristissime, che da Giuseppe Ferrari furono riconosciute come le cause efficienti del brigantaggio. Le lettere meridionali del senatore Villari, gli scritti del Pani Rossi, di Renato Fucini, della Jessie White Mario, ecc.—che sono illustrazioni monografiche della miseria delle classi lavoratrici di Napoli e di altre contrade del napoletano—datano da molti anni, ma sono ancora di attualità. La Inchiesta agraria per queste regioni in generale è stata parzialissima in favore dei proprietarî e delle classi dirigenti, poichè è innegabile che le sofferenze dei lavoratori, la loro abbiezione intellettuale, pari soltanto alla miseria economica—e le due danno come necessario risultato l’altissima delinquenza—in Calabria e in Basilicata sono grandissime.[22] I rapporti sociali non sono dissimili a quelli descritti per altri tempi da Nicola Santamaria nel suo pregiato studio sui Feudi nelle provincie meridionali.
Risalendo verso le Alpi s’incontra l’agro Romano, che non rimane indietro alla Sicilia in quanto a malessere dei suoi abitatori; ma verso l’estremo lembo d’Italia c’è ancora qualche angolo di terra dove gli uomini stanno peggio che nell’isola che attualmente richiama su di sè l’attenzione dell’Europa. Il volume dell’Inchiesta agraria consacrato dal compianto Morpurgo ai Contadini del Veneto attesta che nel mio giudizio non c’è alcuna esagerazione. Del Mantovano e di qualche altra zona della bassa Lombardia si potrebbe dire altrettanto.
Perchè, dunque, soltanto in Sicilia c’è stata la esplosione del malessere; vi sono stati i tumulti, gl’incendî, le distruzioni, che preludono alle rivoluzioni e che tanta analogia presentano con quelli descritti dal Tocqueville e dal Taine in Francia sotto l’Ancien Regime?
CAUSE DELLE RISULTANZE DIVERSE
Le cause di questa diversità di risultanze sono parecchie e meritano tutte di essere ricordate. Rimanendo per ora sul terreno economico si deve osservare che in Sicilia dopo il 1860 ci fu un rapido sviluppo di ricchezza; tale da indurre il Prof. Maffeo Pantaleoni in un suo pregiato studio pubblicato nel Giornale degli Economisti a giudicare, che l’unificazione d’Italia, aveva contribuito in Sicilia più che altrove a determinare un notevole incremento della ricchezza.
Venne la depressione; venne altrettanto intensa e rapida, anzi fulminea, e venne ad un tempo per colpa di governanti e di eventi, che si sottraggono all’azione della volontà umana.
Ecco alcuni dati eloquenti di questa depressione. La produzione del grano da Ettolitri 7,744,981 nel 1891 discese a 4,363,696 nel 1892, a 4,365,300 nel 1893, e il prezzo contemporaneamente è disceso a L. 19,48 per ettolitro nel 1891, a L. 18,91 nel 1893.
La produzione dell’orzo è discesa da ettolitri 1,511,699 nel 1891 a 1,169,061 nel 1893 mentre il prezzo è rimasto stazionario.
La filossera, in breve tempo, ha distrutto numerosi vigneti occupanti un’estensione complessiva di ettari 53,977; perciò la produzione del vino da ettolitri 6,855,555 nel 1891 è discesa a 4,111,331 nel 1893; la discesa dei prezzi dal 1887 in poi—ultimo anno in cui fu aperto il mercato francese—è semplicemente spaventevole: dalle 40 e 50 lire l’ettolitro si arrivò alle 10 ed alle 20 del 1890 al 1893, e solo in questo primo semestre del 1894, si accenna a risalire alquanto. Notevole la diminuizione nella produzione degli agrumi e spaventevole il ribasso dei prezzi. In quanto all’agricoltura l’on. Di San Giuliano osservò che, complessivamente, il 1892 è l’anno della massima depressione, perchè si ebbe una produzione di L. 206,071,012 in meno del 1891 e di L. 137,888,808 meno della media quinquennale.