DATI SCONSOLANTI
Più sconsolanti sono i dati per l’industria zolfifera: poichè il prezzo di quel minerale da L. 112,57 per tonnellata nel 1891 discese a L. 65 nel 1893 e a L. 55 circa nel primo semestre del 1894.
Questi dati vengono illustrati e completati dalla sensibile diminuzione dei depositi presso i diversi Istituti di credito, cominciata nel 1891 e non ancora arrestatasi.
La situazione economica si fece tale negli ultimi anni che il visconte Combes De Lestrade esaminandola dal punto di vista dei proprietarî—ed è proprietario anche lui in Sicilia, quantunque francese, e vive al di là delle Alpi—ne argomenta che oggi sia peggio che nel 1860. «In quell’epoca, egli osserva, le sue rendite e le sue spese, un po’ più un po’ meno, si equilibravano. Se la tradizionale parsimonia siciliana riusciva a mettere da parte qualche cosa, il risparmio non alterava gran fatto l’equilibrio poc’anzi accennato. Istantaneamente i pesi aumentano e ognuno sa con quale rapidità. Il confronto tra il bilancio dell’antico regno delle due Sicilie e quello del regno d’Italia basta per dimostrarlo. Per converso i prezzi delle cose che egli deve comprare sono accresciuti e quelli di cui deve farne la vendita sono diminuiti. I perturbamenti economici che il governo non ha mai saputo evitare uccidono la coltivazione del cotone e del tabacco; e così i risparmi, dato che ve ne fossero, spariscono ben presto. Di capitale mobile non è il caso di parlare, imperciocchè all’epoca in cui furono messi in vendita i beni del clero tutti si affrettarono di accrescere la proprietà impiegandovi ciascuno la rispettiva disponibilità. Frattanto perdura l’aumento delle tasse e il ribasso dei prodotti...»
E qui è bene aggiungere, che nel determinare tale stato di cose la responsabilità del governo è grande per la politica doganale seguita: politica tutta a beneficio dell’industrie e degli industriali dell’alta Italia e a danno dell’agricoltura del mezzogiorno e delle isole. Ciò dissi rudemente nel 1891 alla Camera dei Deputati e le mie parole furono accolte da vivi rumori e da proteste dei deputati del settentrione; ma le mie parole furono poco dopo luminosamente giustificate dalla confessione onesta e leale dell’on. Ellena fatta prima in un articolo della Nuova Antologia e dopo nella stessa Camera in occasione della discussione dei trattati di Commercio coll’Austria-Ungheria e colla Germania.
IL DISAGIO E I SALARII
Il peggioramento nelle condizioni economiche dei proprietarî naturalmente si ripercosse nei salarî dei lavoratori, ai quali con ogni studio si cercò di far sentire maggiormente la gravità della crisi; sicchè tali salarî, anche nominali, sono ritornati quali erano nel 1860, come osservò il Salvioli.
Il disagio, adunque, fu generale, intenso e rapido. Esso, se nel paragone con altri tempi può dirsi che non fu assoluto, certamente fu immenso relativamente ai bisogni cresciuti, alle nuove abitudini contratte, e agli obblighi imposti dalle leggi dello Stato ai comuni e agli individui—prescrizioni igieniche, istruzione obbligatoria, ecc. ecc.
I CONGEDATI E LO STANDARD OF LIFE
Su questo riguardo mi pare che non sia stato abbastanza avvertito il perturbamento apportato nelle abitudini e nelle famiglie dei contadini dal ritorno dei congedati. Si è detto che la leva è stato un cemento unificatore quantunque io creda pochissimo alla efficacia di tale mezzo ed alla utilità del preteso risultato; pur concedendo che quest’ultimo si sia ottenuto, si è dimenticato che si è fatto sorgere nelle classi lavoratrici il desiderio ardente di soddisfare certi bisogni per lo passato sconosciuti e di adottare uno standard of life superiore e inadeguato allo sviluppo economico ed intellettuale. Ciò ha agito ed agisce come un vero lievito che fa fermentare delle masse, inerti precedentemente, che non si scuoterebbero sotto la influenza di altri moventi e di elevate idealità. Intanto rimane assodato, per chiunque abbia studiato da vicino i Fasci, che i reduci dall’esercito, mentre in Sicilia hanno scosso la rigida disciplina patriarcale delle famiglie, hanno portato invece la disciplina in molte delle associazioni dei lavoratori sorte da recente.