LE CLASSI DIRIGENTI

Secondo l’on. deputato di Catania, adunque, le classi dirigenti «non si sa se vogliano la guerra risolutiva o la politica di raccoglimento colle economie e col disarmo, se aspirino ad ordini politici reputati a torto più liberi, o ad un più vigoroso intervento d’un alto potere, se invochino una politica doganale più protezionista o più liberista, se desiderino un’azione più inframmettente ed attiva dello Stato o una maggiore autonomia locale e scioltezza d’iniziativa individuale; si sa solo che dello stato odierno delle cose i più non sono contenti, che molti credono o dicono che i beneficî dell’unità italiana, dell’indipendenza e della libertà costino troppo gravi ed insopportabili sagrifizî, che nel cuore di molti il sentimento nazionale, è sensibilmente raffreddato, che la fiamma della patriottica abnegazione è affievolita e il culto dei più nobili ideali politici e civili cede il posto alla cura esclusiva del proprio interesse materiale... E, sopratutto di fronte all’agitazione dei Fasci, privi di fiducia nella libertà, nella politica conciliativa, nei provvedimenti sociali ed economici, non veggono altra ancora di salute che nel rigore della repressione, nel potere arbitrario del governo o de’ suoi funzionari, nella limitazione, non solo temporanea, ma duratura, delle garanzie che tutelano la libertà personale dei cittadini, e quella non meno preziosa e benefica, della stampa periodica.... Queste classi infine diconsi dirigenti sovente come.... lucus a non lucendo

Queste parole in bocca di un altro potrebbero sembrare calunniose; ma non in quella di colui, che scriveva le Condizioni presenti della Sicilia. Al qual libro, dopo alcuni mesi della sua pubblicazione, non si deve fare che una modificazione, poichè dopo la riunione dei grandi proprietarî nella Sala Ragona di Palermo si sa bene che cosa vogliono le classi dirigenti: la difesa della grande proprietà e la reazione.

I SIGNORI

La severità dell’on. Di San Giuliano, che vive nella politica ed è un avversario, in pratica, dei socialisti, non viene uguagliata che da quella di un altro conservatore, che vive appartato dalle lotte della politica e dedito all’insegnamento e agli studî agronomici: alludo al Prof. Basile di Messina. Egli nel libro: I catasti d’Italia (Messina 1880) mostrò il più grande disprezzo per «i signori che sono ricchi perchè esigono affitti dal territorio di mezza provincia; che stimano una villania pensare a coltivare le terre: che non intendono impazzare a far conteggi con zotici castaldi; che neppure conoscono la forma e la estensione dei loro latifondi affidati ai capricci dei procuratori; che sciupano tutte le loro entrate negli alberghi di Parigi, di Londra, della Svizzera, ai giuochi di azzardo di Wiesbaden.»

Siccome quest’ultimo giudizio particolarmente potrebbe applicarsi alla classe aristocratica, il quadro può completarsi collo schizzo assai sintetico che il Sonnino fece della borghesia «non numerosa, e in Sicilia, come da per tutto, avida di guadagno e imitatrice della classe aristocratica soltanto nelle sue stolte vanità e nella sua smania di prepotenza

LORO SENTIMENTI VERSO LE CLASSI INFERIORI

Come trattino le classi inferiori queste classi dirigenti si può immaginarlo: «L’operaio e il contadino—dice l’Alongi—sono secondo il gabellotto e poteva dire secondo il borghese e l’aristocratico, una specie di animale inferiore spesso trattato peggio del suo cavallo da coscia. Egli non può capire, per esempio, perchè i funzionarî di oggi debbano occuparsi delle violenze gravi, che un galantuomo fa ad un servo.... Tanto meno poi riesce a comprendere che anche un miserabile ha diritto a giustizia, a godere del porto d’armi, e ad altri privilegi, un tempo riservati solo ai galantuomini. Quel che più li urta è poi la insistenza con cui giudici e funzionarî vogliono sapere da loro certe cose intorno ai reati di fresco successi, quasicchè un galantuomo debba essere citato a dir quel che sa come qualunque altro;—e ve n’è poi di semi-ingenui, che strabiliano nel vedere che un governo debba andar cercando prove e far formalità e spese per mandare un miserabile in galera—Ma che! fatelo sparire senza tanti complimenti!»

Tali i sentimenti che un egregio funzionario di Pubblica Sicurezza, siciliano, che ha occupato ed occupa posti di fiducia, ha attribuito alle classi dirigenti verso le classi inferiori! E pur troppo egli non ha esagerato le tinte; il quadro anzi verrà completato aggiungendo che le dirigenti sono anche dotate di alterigia, di albagia, eredità spagnuola, che spesso le fa cadere nel ridicolo, perchè scompagnata da una qualsiasi delle condizioni che possono incutere rispetto. E lo spagnolismo grottesco, in generale arriva al punto che un galantuomo crederebbe di degradarsi andando a bere un bicchiere di vino in una osteria—perchè è frequentata dalle classi inferiori—o anche solo stringendo la mano ad un lavoratore!

Quanta cura le classi dirigenti della Sicilia si siano presa delle misere condizioni dei lavoratori, in questi momenti in cui dappertutto altrove o per filantropia per calcolo si fanno inchieste e si votano leggi a loro favore, ci vuol poco a comprenderlo una volta che si conoscono le belle doti del loro intelletto e del loro cuore....