EGOISMO E CECITÀ DELLE CLASSI DIRIGENTI
Il Taine dipingeva la non curanza degli aristocratici francesi per i contadini nel secolo scorso con questi pochi tratti: «Non facendo niente per la terra, come sarebbero capaci di fare qualche cosa per gli uomini? D’altronde sanno essi cos’è la fame? Quale fra di loro ha esperienza delle cose campestri? E come potrebbero rappresentarsi la miseria del povero? Per poter far questo essi sono troppo lontani da lui, troppo estranei alla sua vita. Il ritratto che essi si fanno di lui è immaginario; mai è stato più falsamente rappresentato il contadino.» (L’Ancien régime p. 65).
Altrettanto e peggio si deve affermare del modo di giudicare delle classi dirigenti siciliane rispetto ai bisogni dei lavoratori e a’ rimedi contro le ingiustizie alle quali soggiacciono.
La Inchiesta agraria ne fa fede: essa somministra il documento autentico del loro egoismo e della loro cecità. Tra i Comuni e i privati interrogati, pochissimi si preoccuparono della triste condizione dei lavoratori e la maggior parte invocarono invece provvedimenti favorevoli ai proprietarî, inutili e superflui al proletariato agricolo. E la prova di egoismo hanno ripetuto ora nella riunione ricordata dei grandi proprietarî della Sala Ragona nella quale non seppero occuparsi che dei propri esclusivi interessi: all’indomani dei tumulti e degli incendi del Dicembre 1893 e del Gennaio 1894!
NOTE:
[23] Il Senatore Zini chiamò la Baronia siciliana superba ed ignava, non ultima cagione del pervertimento morale onde volentieri si getta il carico sul mal governo dei Borboni. (Dei Criterî e dei modi di governo nel regno d’Italia. Bologna 1876).