Le classi dirigenti in Sicilia non sono ancora feudali soltanto pel disprezzo che ostentano verso gl’inferiori, e per le ingiustizie che fanno loro subire; ma esse si conservano tuttavia medioevali pure nelle loro divisioni in partiti, pel modo come intendono e praticano le lotte, e come amministrano comuni e provincie che cadono sotto le loro unghie.
Anche su questo doloroso argomento nulla si può dire di nuovo; ma ciò che è stato detto e scritto molti anni or sono è stretto dovere riprodurre, perchè meglio che ogni altro dato giova a spiegare la genesi degli ultimi fatti luttuosi.
Il Bonfadini nel 1876 constatò «la sopravvivenza, in molti paesi, di quelle lotte e di quegli odî di famiglia che funestarono la società del medio-evo; chè non è giusto, come taluni fanno per preconcetti politici o contro la evidenza storica, l’asserire che le guerre civili furono un malanno peculiare dei nostri comuni medio-evali...»
I PARTITI E IL PREPOTERE PRIVATO
Ed è altrettanto esplicito il Generale Corsi che osserva «essere tradizionale, ab antico, vivissimo in questo corpo sociale così composto, o per dir meglio, così mal composto, il parteggiare... E può darsi benissimo, che i partiti siano della stessa fede politica gli uni e gli altri o indifferenti del pari. Nel fondo però di quelle gare vi son talvolta antichi rancori di famiglia e allora tanto più facilmente le elezioni amministrative e politiche diventano un caso di Sciacca.» Così a pag. 280, mentre a pag. 332, dopo avere descritto l’intervento dei Fasci in queste gare, giustamente afferma che in molti paesi si fece un vero imbroglio tra Municipio, partiti e Fasci.
Chi non sa adesso che questi odî e queste lotte tra le famiglie più potenti di un comune hanno sopratutto contribuito alla organizzazione di Fasci che non avevano neppur l’ombra dell’idealità socialista, ma che dovevano servire agli interessi e alle passioni di un capo parte, e che aizzarono i contadini ed eccitarono ai tumulti?
In qual modo, poi, e con che mezzi questi partiti a base di odî e di lotte tra famiglie, esercitano il potere e l’influenza è anche noto.
L’on. Franchetti scrisse: «nella capitale dell’Isola e nei suoi contorni domina maggiore prepotenza privata, per effetto del maggiore concorso colà di membri delle clientele dominanti (Le condizioni politiche e amministrative della Sicilia nel 1876); clientele, soggiunse il Turiello, usate a riconoscere più spesso dov’è più folta la popolazione, nel prepotere privato, un diritto che non è poi impedito da alcuna autorità sociale più forte della loro volontà. (Governo e governati. Vol. 1. p. 79.)»
LE OLIGARCHIE
E l’Alongi rincalzò: