Egli tra le approvazioni insolite della sinistra disse: «Io credo che un governo, allorquando riceve un paese non dalla conquista, ma dalle mani della rivoluzione debba domandare a sè stesso per quali bisogni questa rivoluzione si è fatta, che cosa voleva il popolo che si è sollevato e pensare in tutti i modi a soddisfare questi bisogni. Questo era il solo modo di ristabilire l’ordine, il solo modo di contentare completamente le popolazioni.»
RIVELAZIONI EDIFICANTI
«.... L’azione di un governo può essere promotrice della prosperità futura dei popoli e riparatrice degli abusi che si sono introdotti per il passato;.... e considero azione riparatrice quella che consiste nel rimuovere i tristi effetti delle passate legislazioni, dei monopoli, dei privilegi, nel distruggere gli abusi, che ancora possono esistervi.» E l’opera del governo doveva esplicarsi, secondo l’on. Cordova colla riforma del regime delle acque, colla pubblica istruzione, colle bonifiche, colla abolizione delle decime[30], colle nuove comunicazioni, colla sistemazione dei demanî comunali, colla trasformazione delle opere pie[31]....
«Questo programma era modestissimo, non ledeva i diritti giuritarii di privati, eppure non seppe accennare ad adottarlo il governo, il quale invece, secondo lo stesso on. Cordova, crede di potere reggersi colla violenza, cingendo di cordoni militari le città, privandole dell’acqua, vietando l’uso libero dei diritti dei cittadini, assicurando sempre l’impunità ai carabinieri che commettevano reati: impunità che produceva reazioni.» Queste le testuali parole del Cordova ex ministro e moderato di quattro cotte...
IL PIEMONTISMO
A questo stato di cose non poteva apportare rimedio il cosidetto Piemontismo in forza del quale fra l’altro si mandarono in Sicilia gli scarti della burocrazia, e vi si mandarono in punizione. Ne nacquero antipatie, liti, duelli, scene disgustose, che contribuirono a generare la sanguinosa insurrezione di Palermo nel 1866 che chiuse un primo periodo della dolorosa storia del governo Italiano in Sicilia.
E che c’era da aspettarsi qualche avvenimento doloroso come quello del 1866 lo fece comprendere chiaramente in una celebre discussione parlamentare un altro uomo eminente, che aveva studiato e conosciuto la Sicilia da magistrato. Alludo all’on. Tajani che nella seduta della Camera dei deputati degli 11 giugno 1875 constatava che dal 1860 al 1866 il governo fu ora fiacco, ora violento; che corresse la fiacchezza colla violenza, per ritornare sempre alla violenza; che si offese la Sicilia adoperandovi i modi peggiori e negandole sempre la giustizia; e che ciò che le fu dato, se si guarda a ciò che le fu negato assume le proporzioni dell’ironia.»[32]
LA PREFETTURA MEDICI
Dal 1866 in poi qualche miglioramento ci fu; ma non grande. E grande non poteva essere se si pensa che ai mali esistenti la sapienza governativa, pensò di provvedere, per esempio, colla prefettura militare del Generale Medici, quando alla mafia privata si aggiunse la mafia più potente ai servizî del Prefetto-generale.