E questo nefastissimo periodo dev’essere illustrato perchè lo si è dimenticato con troppa facilità: e dev’essere ricordato perchè facendo conoscere quali tristi conseguenze lasciò il militarismo nel 1866 e negli anni successivi, farà intravedere quali li lascerà nel 1894.
Si osservi anzitutto «che dopo la rivolta del 1866 vi fu un diluvio di disposizioni cozzanti fra loro.... e che vennero i tribunali militari, i quali fecero sterminato numero di processi e quando la posizione era compromessa, e che la giustizia dei tribunali civili doveva riuscire difficilissima, se non impossibile, si annullarono ad un tratto i tribunali militari, ed i tribunali civili rimasero imbarazzati e così ne rimase esautorata la giustizia militare e la giustizia civile.» (Taiani)[33].
Ciò che rese celebre e caratteristico questo periodo furono la organizzazione della polizia, la sua opera e i criterî adottati dal generale Medici e dal suo alter ego il questore Albanese per il ristabilimento dell’ordine e della giustizia.
LA MAFIA E LA POLIZIA
«Il processo contro Ciotti Sebastiano, graduato delle guardie di Pubblica sicurezza, applicato al gabinetto del Questore e presso il quale si sequestrarono molti oggetti rubati; le gesta di un delegato di pubblica sicurezza che in un mandamento impianta la mafia, si unisce e si lega in relazioni amichevoli con noti ladri e li manda a rubare per suo conto e che si ripete in un altro mandamento guadagnandosi la promozione; le prodezze della guardia nazionale suburbana di Monreale composta tutta di mafiosi, colla complicità o col permesso dei quali si commettevano tutti i misfatti del mandamento, tanto da autorizzare un Magistrato a dire: qui si ruba, si uccide, si grassa in nome del reale governo:[34] l’alternativa posta da un questore di Palermo ad un notissimo facinoroso di entrare nel corpo delle guardie di pubblica sicurezza o di partire pel domicilio coatto—alternativa alla quale il mafioso cercò sottrarsi tentando di pugnalare il questore; il processo contro il questore Albanese e compagni, accusati di omicidii, di falsità, di corruzione, di truffa, di soppressione dolosa di documenti; le pressioni indecenti esercitate dal generale Medici e dal governo di Roma, per ottenere l’assoluzione di questi alti delinquenti, e che determinarono le dimissioni dal Procuratore generale Taiani e raggiunsero il deplorevole intento, dicono di più che molti volumi, sulla stima e sul rispetto e sulla fiducia che potevano ispirare i rappresentanti del governo, che i mali antichi economici lasciava intatti aggravando quelli politici e morali.»
Siffatta polizia e siffatte autorità governative impotenti a reprimere il malandrinaggio e la mafia, della propria inettitudine e malvagità si rifacevano inventando di sana pianta processi politici, che sembrerebbero calunnie e diffamazioni ventilate dai sobillatori—non ancora inventati—se non fossero stati denunziati dal magistrato che li sgonfiò e liquidò, in pubblica seduta della Camera dei Deputati!
Ahimè! Il 1894 non vide più un magistrato che ricordasse i Lelli, i Borgnini, i Tajani....
LA SICILIA NEL 1875
Con siffatti uomini e con siffatti metodi e criterî di governo si arrivò in Sicilia al 1875 nelle condizioni descritte da questo brano sintetico e chiaro: Noi abbiamo colà: le leggi ordinarie derise, le istituzioni un’ironia, la corruzione dappertutto, il favore la regola, la giustizia l’eccezione, il delitto intronizzato nel luogo della pubblica tutela, i rei fatti giudici, i giudici fatti rei ed una corte di mali interessati fatti arbitri della libertà, dell’onore, della vita dei cittadini. Dio immortale!