«Che cosa è mai questo se non il caos? Che cosa è mai questo se non il peggiore dei mali: la anarchia di governo, innanzi alla quale cento briganti di più, e cento crimini di più sono un nonnulla e si scolorano?» (Tajani. Discorso alla Camera dei deputati del 12 giugno 1875).

Queste condizioni furono il prodotto di quindici anni di malgoverno della destra; e la destra, quantunque ancora non fossero inventati i sobillatori e i Fasci, vedendosi impotente a rimediare collo Statuto che aveva violato, e colle leggi ordinarie che non aveva mai applicate e rispettate, domandò provvedimenti e leggi eccezionali.

Siamo giusti, però; la destra li domandò a chi aveva le apparenze del diritto a concederle: al Parlamento. Inchiniamoci riverenti innanzi a questo partito che sta per cadere, che conserva ancora del pudore e che mantiene un minimum di rispettabilità! Indarno li cercheremo nella sinistra, che sta per arrivare....

IL GRAN PARTITO DELLA RIPARAZIONE!

La sinistra! Cos’era il gran partito della riparazione? «una confederazione di condottieri stretti al patto di rovesciare comunque la destra e toglierle di mano il reggimento, salvo poi d’intendersi (od anche di non intendersi) non tanto per concordare il da farsi—che questo pareva a tutti ovvio a comporre, facile a praticare; perocchè, ei dicevano, bisognasse fare tutto il contrario di quello che aveva operato la destra!—ma per ripartirsi gli uffici e.... via... anche un poco i benefici» (Zini p. 24).

E per fare il contrario di ciò che la destra aveva fatto, la sinistra inaugurò in Sicilia il proprio regime applicando le leggi e i provvedimenti eccezionali che aveva negato sdegnosamente alla prima in Parlamento. Li applica nel 1876 l’on. Nicotera—suoi strumenti il Prefetto Malusardi e l’ispettore Lucchese, destinato dalla sorte a brillare nell’isola—e se ne vanta alla Camera (tornata del 29 novembre 1876). Eppure all’inizio dell’opera del gran partito siamo ancora ben lontani dalla perfezione nell’applicazione di provvedimenti eccezionali raggiunta da chi crede di essere la quintessenza della democrazia parlamentare: l’on. Crispi!

LA RIVOLUZIONE PARLAMENTARE DEL ’76

Fu grande, perciò in Sicilia, la delusione provata coll’arrivo al potere della sinistra, dalla quale si sperava un radicale mutamento d’indirizzo e la riparazione di tante ingiustizie e dalla quale nulla si ottenne. Sotto un certo aspetto, anzi, ci fu un peggioramento, poichè i deputati dell’isola che in maggioranza erano di sinistra, colla cosidetta rivoluzione parlamentare del 18 Marzo 1876 ebbero le grazie e i favori del potere a benefizio delle clientele e delle consorterie locali che dichiaravano di aderire al proprio partito. Il governo così servì a ribadire nei Comuni, nelle Provincie, nelle opere pie la oppressione antica a beneficio dei grandi elettori e delle classi dirigenti; a danno dei vinti e delle classi lavoratrici.

Di che riporta molti esempî lo Zini, uno dei pochi prefetti che insieme al Rasponi, al Gerra e a pochi altri, vennero in Sicilia con rette intenzioni e fa onore al Nicotera l’avervelo mandato, quanto gli fa torto l’averlo costretto a dimettersi per non avere voluto seguire una condotta biecamente partigiana.

I deputati, d’allora in poi più che pel passato, tutto sacrificarono al criterio elettorale, e i ministri al criterio parlamentare; gli uni per avere la maggioranza nel collegio chiesero ciò che spesso era disonesto o dannoso, e gli altri per conservarsela nella Camera concessero. Così furono approvati mutui disastrosi, concessioni e favori scandalosi, strade private costruite col denaro pubblico, approvati i bilanci irragionevoli e rinviati e mutilati quelli che contenevansi entro gli stretti limiti del necessario, sciolti i Consigli dei Comuni meglio amministrati anche quando le ispezioni, ordinate partigianamente e seviziosamente eseguite, tali li dimostravano; e mantenuti in piedi quelli violatori di tutte le leggi, odiati dai comunisti. Concesse le licenze per porto d’armi—specialmente nei momenti di elezioni: informino le campagne di Palermo—ai facinorosi, cui potevano servire solo a malfare e negate ai cittadini onesti che ne avevano bisogno a difesa personale, ma che avevano la disgrazia di militare in un partito opposto.