«Ma i Prefetti, e più specialmente quelli di Palermo, Girgenti, Catania, continuavano a chiamare l’attenzione del Governo su quel minaccioso e sempre crescente sconvolgimento delle plebi campagnuole; e lo stesso è da credere che facesse dal canto suo il Comandante generale militare dell’Isola.»
[39] Non per vanità, ma in risposta a chi in difesa dell’on. Giolitti stoltamente mi accusò di non avere parlato in tempo; e per la parte modesta presa da me negli ultimi avvenimenti; e per giustificare la severità dei miei giudizî contro il governo, ho creduto mio diritto e mio dovere d’insistere su ciò che ho detto intorno alle cose di Sicilia.
[40] C. Faraldo, senatore, già prefetto: Alcuni riflessi ecc., Torino 1894 p. 17.
XV.
PROVOCAZIONE E PREPARAZIONE AI TUMULTI
La storia ed una lunga serie di avvenimenti avevano creato in Sicilia la situazione scabrosa, che mi sono sforzato di descrivere senza passione e senza partito preso, affidandomi sempre all’autorità altrui non sospetta, nei punti dove facilmente avrei potuto vedere e giudicare male per ragioni di parte. Il rapido peggioramento economico, il malcontento generale per cause complesse e il moto dei Fasci,—che da queste cause aveva ricevuto impulso e che alla sua volta lo dava alle masse—fecero arrivare le cose al momento critico, in cui gli uomini avrebbero dovuto mostrarsi pari alle circostanze.
Caltavuturo avrebbe dovuto agire come un vero segnale di allarme di un osservatorio sociale, più utilmente e tanto sicuramente quanto un osservatorio che avverta una città dell’imminente pericolo della inondazione. Il succedersi delle agitazioni e delle dimostrazioni, che dopo Caltavuturo, divenivano più frequenti, più unanimi e più imponenti, con un prodigioso crescendo, avrebbe dovuto scuotere gl’inerti, risvegliare i dormienti: era il tempo di agire e pel governo e per le classi dirigenti.
LE VIE DA SEGUIRE