Egli dovette certo, in quel momento, ricordarsi che Roma negò il trionfo a Pompeo, vincitore di Spartaco, perchè i ribelli non erano nemici stranieri.
QUEL CHE USCÌ DI BOCCA AL GENERALE MORRA
E tutto quello non basta; il giorno 8 Febbraio il generale Morra di Lavriano riunì le truppe di Palermo in Piazza Ucciardone e rivolse loro un discorso in cui: rammenta da prima con grande compiacimento alcuni degli ultimi tumulti, specialmente Valguarnera, Belmonte e Santa Caterina, rilevando che da per tutto la folla assalì le truppe e sparò su di esse, (!?) esalta i soldati premiati per gli ultimi avvenimenti e ricorda con onore il valore (!?) dimostrato dai soldati a Santa Caterina; fa l’apoteosi del povero soldato Sculli ucciso a Marineo e glorifica l’opera dei subalterni mirabilmente guidati dai capi dovunque contro di loro si addensava la rivolta!
GLI CHASSEPOTS E I FUCILI VITALI
Il generale Morra di Lavriano terminò la sua eloquente, patriottica e veritiera concione facendo un parallelo tra le vittorie ottenute in Sicilia dai soldati italiani e quella, allora recentissima, ottenuta in Africa ad Agordat, non senza esprimere il rammarico che essi dovevano provare combattendo contro uomini che parlano la stessa loro lingua... E dopo il solito volo lirico all’unità ed a Casa Savoia, al suono della marcia reale, le truppe sfilarono dinanzi al generale ed ai premiati, che erano il Tenente Serra del 27º Fanteria, il caporale Puttini dello stesso reggimento e il carabiniere Profita.
Non mi permetterò alcun commento sulla opportunità politica del parallelo tra le vittorie ottenute in Africa e... in Sicilia; nè sulla convenienza di premiare i valorosi che uccidono inermi italiani.
NOTE:
[45] L’on. Saporito nella tornata del 27 Febbraio 1894 disse alla Camera dei Deputati che il generale Corsi in una sua circolare raccomandava alle truppe di non usare mai armi, contro nessuno e in nessuna occasione. Se questa circolare è vera farebbe fede dell’animo mite dell’antico comandante del XII Corpo di armata e dimostrerebbe che gli eccidî non furono premeditati.