«—Viva?...—e ripose il coperchio.
«Oh era morta davvero, povera bimba ricciuta! Era morta davvero, misera madre derelitta, ora! povera madre straziata che nella disperazione della sua pena ebbe pure la forza di rivestire il cadavere della sua creatura; di chiudere gli occhi alla sua bimba morta; di foderare di roba celeste la cassa nella quale dovevano chiudere, per sempre, la figlia sua uccisa; nella quale dovevano portarle via, per sempre, la figlia sua perduta!»
All’indomani della strage, come dappertutto, la forza arrivò numerosa, si procedette a centinaia di arresti, altre centinaia di contadini presero il largo e la simpatica cittadina rimase squallida e terrorizzata.
Ed ora riassumiamo. Durante il 1893 e i primi giorni del 1894, nei tumulti e nelle dimostrazioni di Sicilia cadde—ucciso dal popolo—un solo soldato: lo Sculli.
Caddero—uccisi dai soldati:
- tredici popolani a Caltavuturo,
- due a Serradifalco,
- uno ad Alcamo,
- undici a Giardinello,
- undici a Lercara,
- otto a Pietraperzia,
- quattordici a Gibellina,
- diciotto a Marineo,
- quattordici a Santa Caterina Villarmosa;
in tutto furono uccisi novantadue liberi cittadini per un solo soldato.
EPILOGO TRISTE
Questo lugubre riassunto dev’essere completato da altri tristi episodî. Il governo italiano che non seppe prevenire, che non si dette il menomo pensiero di una situazione tragica, dispiegò tutta la sua sapienza nel ricompensare i disgraziati—voglio essere benevolo nel qualificarli—protagonisti della repressione. Premiò il delegato di Pubblica Sicurezza che fece uccidere in Serradifalco due operai che invocavano il rispetto della legge elettorale; premiò il delegato di P. S. di Racalmuto per la prudenza mostrata nel nascondersi il 1. novembre; premiò il delegato di P. S. di Gibellina! per la splendida attitudine ai travestimenti rivelata nei sottrarsi ai pericoli creati per colpa sua; premiò il tenente Colleoni—e lo lasciò per sei lunghi mesi sul luogo delle sue gesta eroiche—per la vista lincea mercè la quale intravide le armi sotto i vestiti dei contadini di Santa Caterina Villarmosa!
Di fronte a tali e tante ricompense come non esser compresi di ammirazione per Matteo Imbriani, che in un momento di santa indignazione si sente disonorato dalle medaglie guadagnatesi in battaglia contro gli austriaci, e in piena Camera dichiara di volerle buttare in faccia al governo italiano?