IL CLERO MERITÒ LE DIFFIDENZE DEI LAVORATORI

Dopo, altri giornalisti venati in Sicilia riconobbero la insussistenza dell’accusa e più esplicitamente ancora l’on. Comandini, nella Camera dei Deputati, osservò che «parlando in Sicilia con prelati degnissimi e colti, con sacerdoti professori, con sacerdoti di culto greco e con sacerdoti di culto latino, io ho domandato quale poteva essere stata la parte presa dal clero nelle agitazioni siciliane, e mi sono sentito rispondere che il clero aveva trovato nella classe dei lavoratori le più profonde diffidenze, perchè questi erano convinti che essi stessero dalla parte dei proprietarî e dei borghesi.» (Tornata del 2 marzo 1894). E queste dichiarazioni collimano perfettamente colla deposizione del Cabiati,—maggiore dei Bersaglieri—nel processo De Felice (Udienza del 21 marzo).

Il clero meritò le diffidenze dei lavoratori!

IL CLERO E I CASI DI SICILIA

Vennero i processi dinanzi ai Tribunali di guerra e dileguaronsi i più lontani sospetti. Prete D’Urso fu arrestato per quarantottesco capriccio del senatore Sensales; e dell’arresto ho motivo di pensare che non fu contento lo stesso on. Crispi. Fu assolto da ogni accusa. Non pertanto lo stesso on. Presidente del Consiglio, cui giovava nella discussione sui casi di Sicilia evocare lo spettro del clericalismo per aggravare la mano sugli arrestati e impressionare meglio la Camera in proprio favore e farsi considerare come il difensore dell’idea italica, asserì che i capi del movimento socialista (alludeva al De Felice) si erano messi in relazione coi clericali del continente. Ma neppure sul continente dove nel Benzi si era andato a scovare un complice, si potè colpire un clericale o un prete e in tanta libidine di arresti e di processi non si arrestò e non si processò quell’avv. D’Agata, da Catania, che—secondo la polizia—era servito da pericoloso intermediario tra il De Felice e i clericali del continente! Nei processi, adunque, non si trovò e non rimase traccia dell’azione dei preti e del clericalismo nei moti di Sicilia. Quando la polizia accenna a sospetti su qualche prete, come sul Di Lorenzo di Gibellina, in essi vede uomini senza il menomo colore politico ed impegolati sino alle ciglia nelle ire e nelle contese dei partiti locali. E se qualche prete viene innanzi i tribunali militari, come l’Evola di Balestrate nel processo De Felice, depone contro i Fasci.

Con questa ultima e decisiva constatazione si potrebbe por termine ad ogni discorso sull’azione e sulla responsabilità del clero. Il clero, però, manifestò apertamente il proprio pensiero sui casi di Sicilia e giova in questa occasione e in questo punto, esaminarlo per una doppia ragione. Una è particolare: per vedere ciò che esso dice sulle condizioni dei lavoratori dell’isola e sulle cause che l’indussero a tumultuare; l’altra è generale: per conoscere quali sono le sue vedute sul socialismo e se esso segue l’indirizzo, che altri sacerdoti cattolici e protestanti hanno preso in altri paesi di Europa e di America.

Tra le manifestazioni pubbliche del basso clero siciliano non ho conoscenza, che di una sola, dell’opuscolo di un modesto prete di Contessa Entellina, già citato, il Genovese (La quistione agraria in Sicilia). Nel suo breve scritto c’è equità e c’è conoscenza esatta delle condizioni economiche delle varie classi dell’isola; ma non c’è pretensione alcuna, non assurge a considerazioni di ordine generale, nè si lascia trascinare ad inveire contro i vinti.

L’ATTITUDINE DELL’EPISCOPATO SICILIANO

Lodo sinceramente, e constato che il sacerdote Genovese è una eccezione. Ben diversa è l’attitudine dell’episcopato siciliano e di quei prelati, che delle cose di Sicilia si sono occupati, non escluso Monsignor Isidoro Carini, l’illustre bibliotecario della Vaticana, il cui scritto per altro (La quistione sociale in Sicilia. Roma 1894) è pregevole per tanti motivi ed è inspirato da sincero amore per l’isola natía.

Anzitutto cosa dicono i Vescovi nelle pastorali rivolte ai loro fedeli sulle condizioni dei lavoratori e sulle cause che determinarono gli ultimi tumulti? Cosa ne pensa Monsignor Carini, il cui giudizio ha tanta importanza perchè è quello di un siciliano di cuore e di mente e che occupa un posto così elevato nelle regioni del Vaticano?