UNA PASTORALE DEL VESCOVO DI CALTANISETTA

Comincio da Monsignor Guttadauro, vescovo di Caltanisetta, che parlò il primo e per la prima volta in ottobre 1893. Si può dire che meglio degli altri e conformemente ai suoi eccellenti precedenti parafrasò la celebre enciclica di Leone XIII, De conditione opificum, applicandola agli avvenimenti dell’isola. Nella sua prima pastorale constata che le «ragioni del malumore esistono e non si possono dissimulare. Il ricco per lo più abusa della necessità del povero, che viene costretto a vivere di fatica, di stento, di disinganno... Consiglia i reverendi parroci, naturali protettori dei poveri, a reclamare presso i proprietari ed i gabelloti, che si ristabilisca la giustizia e l’equità nei contratti, che si cessi dall’usura manifesta o palliata... che si ristabilisca l’equa proporzione tra il lavoro del contadino ed il capitale apprestato dai gabelloti, sicchè il raccolto risulti diviso giustamente...; che si mettano di accordo proprietarî e gabelloti e con equa transazione contentino le non ingiuste pretese dei lavoratori per impedire il desolante spettacolo della continua emigrazione dei poveri contadini, che vanno a cercar pane nelle lontane Americhe, ove raro è che trovino quel che desiderano... I reverendi parroci e predicatori ricordino in ogni occasione ai padroni e capitalisti l’insegnamento della Chiesa, che grida altamente, per bocca del sommo Pontefice, esser loro dovere: non tenere gli operai in conto di schiavi; rispettare in essi la dignità dell’umana persona, del carattere cristiano; non imporre lavori sproporzionati alle forze o mal confacenti con l’età o col sesso. Principalissimo poi tra i loro doveri è dare a ciascuno la giusta mercede, determinarla secondo giustizia, e non trafficare sul bisogno dei poveri infelici

CIÒ CHE DICONO ALTRI VESCOVI

Monsignor Blandini, vescovo di Noto, e Monsignor Gerbino, vescovo di Caltagirone, su per giù fanno le stesse confessioni sulla miseria dei lavoratori, sulla ingordigia e sull’usura dei ricchi, dei proprietarî, dei gabellotti. Del secondo è notevole questa frase: «Fra la ricchezza e la povertà dipendente da tutto e da tutti quale libertà vi può essere? Non è forse accettare o morir di fame?»

I rapporti tra proprietario e proletario sulla base della libertà della economia ortodossa non potrebbero essere meglio espressi; nè i socialisti diversamente li formulano.

Monsignor Carini più esplicito riconosce che la Sicilia oggi è il paese che presenta maggiori riscontri coll’Irlanda; che nella divisione dei prodotti gabellotti e proprietarî fanno la parte del leone; che la miseria è grande; che la crisi non è transitoria e che infine ai miseri si è tolto il cielo e non si è data loro la terra, sicchè non c’è da maravigliarsi se la miseria leva il suo immenso vessillo nero e se ciò che dianzi era la sofferenza oggi diventa la disperazione.

Se nella diagnosi episcopale c’è unità e giustezza di vedute, non manca la concordia, almeno tra alcuni, nel predicare la rassegnazione, perchè alla fin fine i poveri ci sono stati e ci saranno sempre: semper pauperibus habetis vobiscum, esclama monsignor Gerbino con San Matteo.

E monsignor Blandini non sa capacitarsi perchè le miserie che ci sono state sempre, solo ora debbano riuscire a pericolosi ed imbarazzanti esplosioni. Qui monsignore, sebbene persona assai colta, solo per comodità di polemica—perchè la sua pastorale non è che polemica, anche nel titolo: Il socialismo—ha potuto dimenticare la storia che gl’insegna il contrario e che gli dice altresì, che la protesta odierna assume forme diverse per la coscienza dei diritti e della forza, che viene dalla istruzione e pel maggiore desiderio di eguaglianza economica, che venne acuita dalla uguaglianza politica ed un poco anche dalla religiosa. Che male c’è che gli uomini siano uguali in terra se dovranno esserlo in cielo, dove anzi i primi saranno gli ultimi e viceversa?

I vescovi siciliani, che consigliano la rassegnazione, si capisce che nella cura dei mali si debbano in prevalenza affidare al misticismo e debbano vedere la salvezza nel trionfo della religione e per essa nella restaurazione del potere temporale del papa. Monsignore Blandini—sia detto a suo onore—non manca però di avvertire, che certi sistemi curativi sono troppo pericolosi:

«Chi si affida nel ferro di ferro perirà, egli osserva saviamente; e l’esagerato militarismo dell’odierna Europa, quando meno vi si pensi e si tema, potrà accelerare la conflagrazione all’estero, la guerra civile all’interno. Che vale rimettere in moto la ghigliottina e mozzare qualche testa?»