[83]. Anche il Corriere della Sera in una corrispondenza da Foggia (1898 — N. 121) lascia intendere chi furono i responsabili dei tumulti di Bari e di Foggia. Dettagli più sinistri, anche sulla complicità della autorità politica, pei gravissimi fatti di Minervino Murge si possono leggere in un opuscolo di A. Panarelli: Il primo Maggio 1898 a Minervino Murge. Canosa di Puglia 1898.
[84]. Il citato corrispondente da Foggia al Corriere della Sera scriveva: «Un tumulto, quando è solo un tumulto, è cosa dolorosa, ma passeggera; la gravità di quanto è avvenuto sta più che altro nel contegno delle autorità: il quale dimostra qual misera cosa sia presso di noi l’organizzazione governativa».
[85]. Enrico Panzacchi, che ci tiene ad essere considerato conservatore, scrisse sulla politica ecclesiastica queste parole:
«Dall’ambigua formula cavouriana abbiamo stillato tutto il succo deleterio che poteva contenere e ce ne siamo fatto un sonnifero. Davanti al problema — così singolarmente grave per il nuovo regno che ha Roma capitale — noi abbiamo riposta tutta la nostra gloria nell’essere astensionisti, reticenti, evadenti; ossia nell’essere nulla.
«Non uno Stato confessionale — co’ suoi doveri, ma anche co’ suoi diritti; non uno Stato laico — nel senso veramente logico e moderno della parola. Con un po’ di buon volere avremmo potuto avere amico e pacifico il basso clero cattolico; e con la incuria, le tirchierie, i mali garbi e le ingiustizie palesi, ce lo siamo inimicato per modo che il meglio che possiamo aspettarci da lui è d’averlo neutrale. La storia racconterà poi, a edificazione dei posteri, le incertezze, le incongruenze d’ogni genere, le provocazioni e le remissioni infelici nelle quali cademmo, abbozzando trattative e modus vivendi che l’alta gerarchia ecclesiastica non volle accettare.
«Intanto tutte le nostre leggi sono riuscite a vuoto. Abolimmo i conventi e l’Italia è piena di frati; incamerammo l’asse ecclesiastico e lo vedemmo sfumare, non si sa bene il come e il dove, tranne l’arricchimento dei pubblicani benemeriti; volemmo comprimere con la libertà il clericalismo, ed esso, con l’aiuto della libertà, risorse d’ogni lato e minaccia di montarci sul capo, ricco, prospero, provocante». — Corriere della Sera, 1898, N. 133.
[86]. Un tempo passavano per nemici della patria coloro che colla cifra in mano ciò affermavano. L’indignazione sollevata in Europa dall’assassinio dell’Imperatrice d’Europa costrinse anche i patrioti a confessare la verità. Si legga, ad esempio, l’articolo di Scarfoglio: Il nostro primato! — Mattino di Napoli, 1898, N. 177.
[87]. Per tutto ciò che riguarda molte manifestazioni della nostra degenerazione morale si leggano i due miei scritti: Corruzione politica — Catania 1888, II ediz. — e Banche e Parlamento — Milano 1893. — La documentazione di ciò che ho scritto esige non una breve pagina, ma qualche volume in folio. Tutte le riviste e tutti i giornali negli ultimi tempi ne hanno dato saggi edificanti. I fenomeni morbosi sono stati anche ufficialmente constatati nelle associazioni costituzionali del regno. Tipica la dichiarazione del Senatore Negri. Questi, nella riunione della Costituzionale di Milano, tra le cose erronee, dimostrate tali dai processi, disse questa preziosa verità: I tumulti avvennero perchè in tutta l’azione del governo e del paese, mancò la coscienza del dovere.... Ciò che avvenne si deve al difetto di una politica morale. E cercano i sobillatori! Un altro tratto: Giulio Prinetti, nel Parlamento e nel paese vi godeva di grandissime antipatie — che per parte mia non divisi mai. Bastò che egli mostrasse alquanta energia — non tutta quella ch’era necessaria — verso alcuni grandi ladri, perchè le antipatie si tramutassero in una corrente di calda simpatia e di sincera ammirazione. Tanto sentito è il bisogno di moralità, e tanto eccezionale è il caso di un ministro che se ne faccia paladino!
[88]. XX Settembre — Nuova Antologia. 15 Settembre 1895.
[89]. Sono due articoli pubblicati ad un anno di distanza nella Nuova Antologia del 15 Gennaio e del 15 Dicem. 1893.