Tutti gli stabilimenti ci assicurano che regna perfetta calma nel ceto operaio. Alcuni stabilimenti, quali il Centenari e Zinelli e altri che impiegano specialmente donne, hanno rimandata l’apertura a domattina. Altri come il Suffert e lo Stigler, non aprirono perchè ignoravano l’ordine del Comando generale. Gli operai però si presentarono ugualmente al lavoro, ma dovettero esser rimandati.

[99]. Per l’aumentato desiderio di miglioramenti già conseguiti vedi lo Spencer: Problèmes de morale et de sociologie. Guillaumin et C. Paris 1894 De la liberté à la servitude (pagina 80 a 82). Lombroso scultoriamente sempre: «È stato osservato che, perchè un popolo si sollevi, è necessario che si trovi in uno stato relativo di benessere, perchè nell’eccesso di prostrazione, il popolo come l’uomo non ha abbastanza energia per reagire; sicchè il massimo della sventura umana, almeno quanto alle rivolte, ha quasi un’influenza inibitrice che non il massimo della felicità. È perciò che nel medio evo scoppiarono sommosse in numero maggiore nelle città rette a comuni che nei paesi dove vigeva il sistema feudale, nei quali la plebe era stretta dalla più dura miseria..... Quando le forze del popolo sono consunte dalla fame, esso è men disposto ad usare dell’energia che gli rimane in tumulti sanguinosi, che d’altronde non farebbero che aggravare il suo stato, diminuendogli ancora il lavoro e quindi le fonti della sussistenza. Noi ne abbiamo un esempio sott’occhio in Italia in cui le condizioni del contadino, miserabilissime, non diedero luogo a nessuna sommossa neppure in Lombardia, dove migliaia vivono di una sostanza putrefatta, che li avvelena.» (Il delitto politico, ecc., p. 84 e 85). Forse il Lombroso generalizza troppo la rassegnazione sotto il regime feudale. Il Puviani questi principi di psicologia collettiva li ha applicati al limite di tolleranza delle imposte (Illusione finanziaria mediante associazione delle pene delle imposte fra loro e con altre pene. Nel Giornale degli Economisti Agosto 1898).

[100]. Avverto il lettore che ho sostenuto e documentato l’influenza del passaggio rapido dal benessere al malessere economico nella manifestazione individuale nella Sociologia Criminale. Catania, 1889. Volumi due, L. 13.

[101]. Il frumento nostrano ebbe un prezzo massimo di L. 23.75 dal 29 Aprile al 1 Maggio 1897, raggiunse quello di 34,25 dal 28 al 30 Aprile 1898. Il prezzo della farina e del frumento risentirono meno l’aumento. Ringrazio vivamente la Camera di Commercio e il Dott. Clerici segretario del Comune di Milano, che pregati mi fornirono tutte le notizie, che furono in condizione di darmi.

[102]. Qualche confronto tra Napoli e Milano feci nel Secolo nel luglio 1897. Li ampliai in due articoli — Paralleli igienici e sociali — nel Medico delle famiglie di Boston. (Gennaio e Febbraio 1898).

[103]. Il Consolato operaio fa fondato dai moderati nel 1860 per avere il monopolio delle dimostrazioni patriottiche. A poco a poco si trasformò in senso radicale per opera di Romussi, Prada e Valera. Vi fu un tempo in cui era il centro di tutto il lavoro utile per la redenzione politica e sociale delle classi lavoratrici. Le elezioni del 1882 e del 1886 segnarono il suo apogeo. Penetratavi la corrente socialista, nacquero nel suo seno vivaci discussioni che lo indebolirono. Il 21 Ottobre 1892 il Consolato — 16 Società contro 11 — decretò la fusione col partito dei lavoratori e accettò la lotta di classe. Le altre 11 società fondarono il Tribunato.

[104]. Per conoscere meglio la formazione dell’ambiente politico di Milano mi sembra opportunissimo questo brano della relazione del Senatore Piolti de’ Bianchi sul tentativo insurrezionale del 6 Febbraio 1853 che si riferisce per lo appunto all’assassinio del Vandoni: «Milano, città pacifica e umana fra tutte, Milano che il suo poeta sferzava perchè troppo tollerante e troppo molle, Milano che aveva tenuto per mesi fra l’ugne l’aborrito Bolza senza torcergli un capello, Milano in quel dì, ad un ignaro, sarebbe parsa una città di cannibali, tanto gongolava di gioia per un assassinio. Ma il bastone e la verga e la forca avevano trovato degna risposta nel pugnale; ma la ferocia del tiranno muta la natura dei popoli più miti, quando sentono la dignità di sè stessi».

[105]. In queste dimostrazioni per Lobbia la polizia agì, come sempre, austriacamente; suscitarono indignazione i maltrattamenti fatti subire al maggiore garibaldino Liborio Chiesa, mutilato di una gamba.

[106]. In occasione della commemorazione delle cinque giornate, la polizia, per sequestrare la bandiera della Fratellanza repubblicana, eseguì una vera feroce agressione contro la popolazione inerme, che venne paragonata a quella dell’8 Settembre 1847 ed organizzata dal Bolza all’arrivo dell’arcivescovo Romelli. Nel processo, il Generale Fumel — quello del brigantaggio — ebbe parole asprissime contro le autorità politiche e militari, che la prepararono ed eseguirono. Era prefetto il Gravina, questore Amour, comandante dei soldati il Maggiore Chiala.