[107]. L’influenza della tendenza federalista constatata dal Daily Chronicle e da altri giornali viene esplicitamente ammessa da un conservatore lombardo, il Siliprandi ex deputato. Questi, da avversario leale, fa buona testimonianza delle qualità della parte repubblicana e scrive:

«Una parte notevolissima della borghesia lombarda è repubblicana e, mi affretto a dirlo, e con piacere lo affermo, trattandosi dei nostri immediati avversari politici, essa è tanto moralmente rispettabile, intellettualmente colta, e socialmente elevata quanto la borghesia monarchica. Essa vanta tradizioni patriottiche indiscutibili, tenacia di opinioni, attività costante di propaganda, abilità grandissima di procedimenti. La utopia mazziniana è quasi spenta nelle nostre provincie, ma il positivo pensiero di Carlo Cattaneo vive robusto e spontaneo tanto che molti lo nutrono inconsciamente. Esso è magnifica pianta che facilmente obliqua e cresce rigogliosa sul campo lombardo». — «Tradizione monarchica razionale in queste provincie non vi fu mai; sede recente di una repubblica rivoluzionaria e guerriera; vissuta poi per cinquant’anni in ribellione perenne; fornitrici di presocchè intieri i repubblicaneggianti eserciti volontari, durante la guerra del risorgimento italiano, lo spirito di resistenza è cosa facilissima a destarsi in esse». Dott. Siliprandi: Capitoli Teorico-Pratici di politica sperimentale. Mantova 1898. Vol. III, p. 224, nota e seg.

[108]. Si sa che le epidemie vengono favorite dalle tristi condizioni igieniche e biologiche di una popolazione; ma, una volta sviluppate, non risparmiano gli organismi sani e vigorosi che vivono anche nelle migliori condizioni. Ciò che si dice delle malattie trova riscontro esatto nelle epidemie psichiche.

[109]. I malviventi nella sommossa di Milano ebbero parte molto minore di quella che in casi analoghi sogliono avere come risulta dalla lettura degli stessi processi. Mancarono i reati comuni caratteristici, che sogliono accompagnare tutti gli sconvolgimenti politici. Con più ragione potrebbe darsi che le dimostrazioni di Napoli furono suscitate dalla camorra: ivi l’obbiettivo principale dei dimostranti per molte ore fu la liberazione dei delinquenti comuni rinchiusi nelle carceri di S. Francesco. Tra i pochissimi giornali d’Italia che hanno visto giusto nei movimenti di Milano, va segnalato il Don Chisciotte. «Che cosa era quello strano, inaudito fenomeno, il quale certo non poteva chiamarsi nè una rivoluzione, nè una sommossa? Adesso si dice: era un movimento teppistico. Ed è una sciocchezza: perchè i teppisti non sfidano le fucilate senza una ragione qualsiasi e una città intera non tollera che per colpa loro, essa sia trasformata in uno spettacolo sanguinoso». Così Luigi Lodi nell’articolo sulla Liberazione di Milano,(1893 — N. 244)

[110]. Intervista con un redattore della Gazzetta del Popolo di Torino.

[111]. Il Ciccotti fa eccellenti considerazioni sull’azione della propaganda antirivoluzionaria socialista, e dimostra, che non poteva essere completa. Si contraddice, però, manifestando il proprio rammarico per la dimostrata impotenza ed inettitudine del partito repubblicano (pag. 23). Non è chiaro che l’impotenza e la inettitudine sono dovute per lo appunto alla efficace propaganda socialista? Con leggerezza poi afferma che i socialisti non ebbero parte nei tumulti. Tutti i processi lo smentiscono. Nè questo torna a loro disdoro; anzi!

[112]. Quel miserabile Stillman, ex corrispondente del Times, che fu sempre agli ordini se non agli stipendi di Crispi, così scrisse in una lettera al direttore del Boston Evening Transcript del 13 Ottobre 1898. Gli rispose onestamente e fieramente Fidelia Dinsmore, la buona e gentile compagna di Dario Papa.

[113]. In risposta alla conferenza antianarchica promossa dall’Italia, la Frankfurter Zeitung fece tale formale proposta ch’era venuta già da alcuni giornali della Svizzera. Il Journal de Généve, l’Independence Belge e altri autorevoli giornali francesi, svizzeri e tedeschi furono di accordo colla Frankfurter Zeitung. Sulla produzione anarchica poi, l’Economist di Londra (22 Ottobre 1898) scrisse a nostra vergogna:

«Abbiamo detto che l’anarchico è, a nostro giudizio, ordinariamente un criminale o un pazzo, ma nella produzione sia del criminale che del pazzo non devesi ignorare la parte esercitata dallo Stato e dalla società. Lo Stato è, senza dubbio, oggi responsabile di usare mezzi immorali e macchiavellici, educando così i proprii cittadini in idee immorali. Esso è responsabile, in tutti i grandi Stati continentali, di impedire quella libertà di parlare, di scrivere e di associarsi che forma una valvola di sicurezza nel malcontento popolare.

«Il paese, nel quale la politica è nelle mani di.... e le prigioni sono piene di..... è un paese che merita di avere degli anarchici, perchè fa del suo meglio per produrli. Il paese, che sperpera il suo danaro in armamenti oltre i suoi mezzi, nel mentre lascia i suoi poveri morire di fame e porta il peso di una imposta schiacciante, soffrirà dell’anarchismo, e nessuna misura di polizia, per perfetta che sia, ne lo potrà liberare.