Amanti, statte ognun casto e digiuno.
Che poco mel, non paga molto tosco
Gli occhi aprite di tempo chiaro e bruno
Che quando luce il Sol, mi par più fosco
Sì facilmente non credete a ognuno
Che più fede nel mondo non connosco
Rendere l'arme de Cupido al tempio
Et prender di me, non d'altri exempio

Già per auctoritate, e per exempio
Fummi mostrato che una horribil fera
Non haveva il cor tanto crudo & empio
Quanto l'hai tu spietata mia guerriera
Et io come impazzito stolto e scempio
Creder non volsi a tal ragione intiera
Sì che s'io errai, non fu per mio diffetto
Che è impossibil fugir da un sacro aspetto

Il qual mirando pur vengo in lo aspetto
Afflitto, lachrymoso e tutto exangue:
E il core e l'alma mancami nel petto
Qual chi vede obscur'ombra o rigido angue
Et repentina morte sola expetto
Che, è dolce cosa a quel che pena e langue
Che per uscir fuor de angosciosi pianti
Cusì far soglion tutti tristi amanti.


Strambotti ad amicam.

Hor son pur giunto, al dolce e amaro loco
Ove fui disarmato vinto in guerra
Hor son pur giunto ove l'ardente foco
Dolcemente mi volge in tritta terra
Hor son pur giunto, ove 'l spietato gioco
D'amor m'inchina duramente a terra
Hor son pur giunto, ove spero mia sorte
Mi darà presto vita, o presto morte.

E perché antichamente si suol dire
Che rimedio non trova, chi il mal cela:
Questa cagion mi sforza a voi scoprire
Il duol, e far d'amor iusta querela
Che quel che a torto sentesi morire:
Non possendo altro adopra la loquella
Con la qual, spero ognor gridar sì forte:
Che se non te, farò pietosa morte

E se harrà de sordo aspide la orecchia
E il cor di fera dispietata e dura
Convien che a maggior grido me apparecchia.
Sì che me odeno, i ciel, le aque, e le mura
Le quai da l'aspro mal, che in me se invecchia
Harran cordoglio, e de la mia sventura
Che ben si vede ir alto, & scender basso
De aqua faville, & lachryme d'un sasso

Non è cor non è spirto che in amore
Rustico, non che nobile e virile
Non corrisponda con gelato ardore
E con disio magnanimo e gentile
Non v'è arboro, pietra, herba, o fiore
Che non senta il calor del suo focile
Senza il qual, siani inordinati & spenti
I sacri chori, non che gli elementi

Zephyro il dolce tempo rinovella
Spargendo ovunque vola mille odori
Ride l'ampla campagna ornata e bella
De rose gigli, de viole e fiori
Mira narciso al rio sua fronte isnella
Tacinto vede in grembo i suoi dolori
In biancha vesta pur come già sole
Si gira Clitia palidetta al sole