Anna prese allora a considerare il pallido volto del suo amico, si ricordò che era meno fanciullo di quanto potesse far credere il suo aspetto; vide ad ogni modo nella piega dolorosa delle labbra le traccie di una sensibilità superiore agli anni e la bontà colla quale lo aveva sempre trattato assunse, in quel medesimo istante, un grado di simpatia più elevata che glielo fece riguardare come fratello. Di tutte le persone che avevano pianta la morte di Gentile Lamberti nessuna le era parsa, come quel fanciullo, vicina a lei, al suo modo di amare e di sentire.
Con uno slancio improvviso dove la passione dolorosa si vestì di una ineffabile dolcezza ella disse:
— Guarda!
L'occhio suo guidò Flavio verso il libro aperto, mentre coll'indice additava le parole segnate.
Il fanciullo lesse in silenzio. Anna che lo osservava vide le sue labbra tremare e le sue guancie, che erano già pallide, farsi trasparenti. Tutta presa d'ardore, Anna rilesse a voce quasi alta: “Io non amo inzaccherarmi le vesti col fango delle vie. Io voglio in puri abiti di festa attendere il giorno dell'avvenire„.
Senza rendersene esatto conto Flavio sentiva vagamente di ricevere una particolare distinzione, quasi una prova di fiducia e di tenerezza che da parte di quella donna superiore andava a risvegliare le corde più riposte del suo orgoglio d'uomo. Il fanciullo timido, avvilito, incompreso, il fanciullo di cui nessuno prendeva cura se non per abusare della di lui debolezza, saliva allora il primo gradino della dignità virile, e chi lo guidava, sorreggendolo, era un dolce viso femmineo, era una voce a lui ben nota per altri soavi ricordi. Solamente la sera prima Anna, in un momento di abbandono pietoso, se lo era stretto contro il seno. Tornavagli in quel punto vivissima la sensazione di tepore e di morbidezza risentita nella carezza fuggevole. Standosene egli un po' curvo sul libro vedeva Anna, ritta, più alta di lui, sorgere al suo fianco e disegnarsi contro la luce della finestra in una linea elegante di stelo che l'abito di un rosso vivo sembrava bagnare di sangue. Penetrato di un intimo calore, con una baldanza insolita e nuova, disse:
— Anch'io voglio fare così.
— Perchè è così che si ama — completò Anna.
Rimasero entrambi ad ascoltare il suono delle loro voci, cadente grave nella camera come se un voto solenne fosse stato pronunciato.
Fu Elvira che li trasse dal sogno. Ella, rientrando, arrestò gli occhi sull'abito rosso di Anna a cui la luce immediata della finestra dava un particolare risalto.