— Bisognerà bene ordinare gli abiti di lutto.
Pronunciò queste parole colla sua calma di bimba saggia, con quel criterio pratico e positivo che le attirava sempre l'ammirazione del signor Pompeo.
Anna frenò un moto istintivo di ripugnanza, lasciando cadere gli sguardi sulle sue maniche.
— Gli piaceva tanto quest'abito!
Si volse a Flavio persuasa che egli la comprenderebbe.
— Mi pare, spogliandolo, di spogliare un ricordo suo, di allontanarlo maggiormente dalla mia vita; mentre vorrei continuare in tutto e per tutto, sempre, come se egli mi guardasse ancora. Perchè cambiare la veste che egli amava, la veste consacrata dalle sue carezze?
Elvira soggiunse con un leggiero allarme:
— Il lutto lo portano tutti però. Che direbbe la gente?
— Oh — fece Anna rassegnata — lo metteremo anche noi, non dubitare.
Una malinconica amarezza trapelò dal suo accento. Flavio la fissava cogli occhi sbarrati, non osando parlare, così pallido e immobile che si vedevano palpitare le sue narici come l'ala di un uccello prigioniero; mentre in lei cresceva la sensazione di tedio che le veniva così spesso dalla presenza della sorella, che cercava di combattere con tutte le forze, ma che rinasceva sorda, implacabile, da sorgenti oscure e profonde che sfuggivano a qualsiasi ricerca.